Santa Chiara, chiesa aperta per il sepolcro

Lanciano. Ingressi scaglionati dalle 8 alle 20: lo scorso anno era rimasta chiusa per la pandemia
LANCIANO. «Per il secondo anno consecutivo viviamo la Settimana santa all’insegna della pandemia, ma una piccola luce si è accesa: è quella del vaccino che apre alla speranza il nostro cuore». Così l’arcivescovo Emidio Cipollone durante la santa messa del Crisma celebrata ieri mattina nella cattedrale della Madonna del Ponte. Chiesa che si è tornata da animare, ad accogliere sacerdoti, fedeli e i riti legati alla benedizione degli oli sacri dopo la chiusura dello scorso anno. «Quest’anno abbiamo della speranza in più», dice Cipollone, «oltre al vaccino, abbiamo un’ora in più di luce, visto che c’è stato il cambio di orario proprio in queste settimana e, a differenza dello scorso anno che le chiese erano chiuse, sono aperte, seppur con posti limitati. Ma la speranza maggiore è in Gesù e nella certezza del suo amore nei nostri confronti, che c’è sempre. Anche nei momenti difficili, nel buio, resta la certezza che lui ci ama». Parla dell’Eucarestia, il vescovo, chiede l’aiuto dei laici affinché i sacerdoti vadano oltre “il compitino” e la parte liturgica e scendano tra la gente. Cipollone riflette sugli oli e ne spiega il significato e sulla preghiera. «Il tempo di pandemia ha ridato a tutti possibilità di pregare meglio, più a lungo, più assiduamente, senza fretta», chiude monsignore, «non perdiamo questo tesoro e questo tempo di preghiera».
Che sarà ancora più raccolta dinanzi ai sepolcri, e in particolare al sepolcro nella chiesa di Santa Chiara. Oggi, infatti la chiesa sede dell’Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri sarà aperta dalle 8 alle 20 con ingressi contingentati per permettere ai fedeli di entrare e pregare davanti al sepolcro con la settecentesca statua del Cristo morto.
«Lo scorso anno la chiesa è rimasta chiusa come tutte le altre», dice il priore Raffaele Sabella, «quest’anno si potrà pregare davanti il Cristo morto che solitamente il venerdì portavamo in processione». Una processione cancellata, quella dell’effige del Cristo morto, che è anche la più lunga visto che ci sono le consorelle, i bambini e tutti i simboli della passione, come è stata cancellata la processione degli Incappucciati del giovedì notte.
E quest’anno si sarebbe provato a bissare la “posata”, tornata nel 2019 dopo 50 anni, ossia la fermata della processione e del Cristo per un momento di preghiera, di riflessione e raccoglimento. (t.d.r.)

