Santa Maria e le frane: ecco il maxi progetto per la delocalizzazione

Sarà presentato giovedì nella parrocchia di Sant’Agostino Il comitato: «È un problema che interessa tutta la città»
CHIETI. Il comitato Santamaria si mobilita e torna ad accendere l’attenzione sulle frane che hanno portato allo sgombero di 11 palazzi e di due scuole, la primaria e scuola dell’infanzia di via Gran Sasso e la secondaria di primo grado di via Don Minzoni. Giovedì prossimo il comitato presieduto dall’ex preside Ettore D’Orazio farà il punto della situazione in un incontro, alle ore 11, nella sala parrocchiale di Sant’Agostino e presenterà il progetto di delocalizzazione di diverse palazzine sgomberate, affidato all’ingegner Domenico Merlino. Lo scopo è ricostruire i palazzi più a valle, in zona Tricalle, in un posto più sicuro dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Nel frattempo si attende che vengano ufficializzate le notizie circa l’arrivo dei primi fondi per chi ha dovuto lasciare le case in fretta e furia.
IL COMITATO
«Il nostro comitato», spiega D'Orazio, «è sorto su iniziativa di alcuni condomini per tutelare gli interessi delle persone coinvolte dal dissesto idrogeologico. L’iniziativa di giovedì è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina su di un problema che ha una forte rilevanza per tutta la città e che sarebbe sbagliato ritenere che riguardi solo poche decine di persone». Al di là di chi ha dovuto lasciare casa, c’è anche il problema del crollo del valore commerciale di tutti i palazzi situati nella zona rossa indipendentemente dal fatto che siano lesionati, sgomberati o in buone condizioni. «Una parte importante di un quartiere della città corre il rischio di sparire», sottolinea D'Orazio, «è stato proclamato lo stato di emergenza a seguito di calamità naturale ma c’è molto ancora da fare. I soldi messi a disposizione da parte dello Stato coprono al momento solo i contributi di autonoma sistemazione (Cas) e alcuni interventi di urgenza improcrastinabili. Manca ancora una progettualità complessiva che ragioni sul medio-lungo termine e che preveda interventi di mitigazione del fenomeno di dissesto con interventi di messa in sicurezza e la delocalizzazione degli edifici non più recuperabili».
FONDI STATALI
Sarebbero circa 150 le famiglie interessate al dissesto idrogeologico dell’area, oltre 300 residenti, di cui 137 hanno fatto domanda per il contributo di autonoma sistemazione. Riguardo ai Cas al momento, da notizie non ancora ufficiali, si sa soltanto che i fondi per sostenere cinquanta famiglie sono stati trasferiti dalla Regione al Comune. Ci sono però inquilini, soprattutto anziani, che, nonostante le ordinanze di sgombero, non hanno lasciato il proprio appartamento. Il comitato segue passo passo l'iter per arrivare all'effettiva erogazione dei fondi Cas e contemporaneamente continua a chiedere risorse importanti per sanare il problema dello scivolamento a valle di parte del versante della collina.
LA DELOCALIZZAZIONE
L’area individuata per ricostruire i palazzi a rischio crollo si trova al Tricalle: si tratta di 32mila metri quadrati dove dovrebbe sorgere il nuovo Borgo Santa Maria. Il riconoscimento dello stato d’emergenza potrebbe assicurare al progetto un fondamentale sostegno economico statale. Merlino ha già realizzato uno studio di fattibilità che prevede la realizzazione di oltre 180 appartamenti, che troverebbero spazio in palazzine di diversa tipologia edilizia, da due a quattro piani di altezza. Il progetto prevede la realizzazione delle palazzine attorno a uno spazio centrale chiuso al traffico. Una strada transitabile dalle auto percorrerà esternamente l'intera area, mentre all'interno ci saranno verde pubblico, viabilità pedonale e piccole piazzette.
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