«Sapevano già dei controlli dell’Arta»

Depuratore, un esperto in bonifica di siti inquinati ha letto per il Centro le carte dell’inchiesta: ha scoperto 5 punti sospetti
CHIETI. Chi doveva controllare lo ha fatto? Fino a che punto l’Arta è stata ingannata da false analisi e rifiuti diluiti? E chi dovrà bonificare il sito del depuratore di Selvaiezzi che ha trasformato Chieti Scalo in una Bussi 2 e spedito agli arresti domiciliari i vertici del Consorzio di Bonica Centro? Per avere le risposte a queste domande ci siamo rivolti a un autorevole esperto di bonifica di aree contaminate che lavora per un ente pubblico in Lombardia. Dopo avergli fornito le carte dell’ inchiesta lui le ha lette attentamente ed ha scoperto che...
Prima incongruenza: i controlli dell’Arta non si annunciano mai, è come avvisare i rapinatori che sta arrivando la polizia. I campanelli d’allarme sono squillati due volte anche per la Regione che però ha fatto orecchie da mercante. E ancora: è possibile risolvere problemi enormi di inquinamento in due mesi? No, sarebbe come il miracolo di Gesù e il tempio. Eppure al depuratore è accaduto. E che dire dei controlli fatti a monte e non a valle?
Il tema dei temi è però la bonifica: secondo l’esperto andava già fatta perché, per ogni giorno che passa, l’inquinamento delle falde cresce. Ecco in cinque punti l’analisi fornita al Centro.
1) «Sono stati falsificati i codici Cer dei rifiuti trattati così come lo smaltimento era anomalo sia per l’inadeguatezza dell’impianto sia per la mancanza di alcune autorizzazione al trattamento di percolato di discarica. Sono stati alterati i risultati dello scarico finale per un periodo piuttosto lungo 2013/2015. Agli atti compaiono varie relazioni tecniche dell’Arta da cui si evincono le anomalie e la cattiva gestione dell’impianto ma spesso anche le analisi eseguite dall’Arta non hanno mostrato i superamenti dello scarico. Orbene, nel precisare che l’articolo 29 del d. lgs. 152/06 individua l’Arta come ente di controllo nelle procedure Aia, ho notato che i sopralluoghi di controllo dell’impianto e l’esecuzione delle analisi erano effettuati sempre negli stessi mesi (aprile – agosto/settembre) tanto da permettere ai gestori di avviare gli opportuni accorgimenti sia della vasca di pretrattamento che la modifica dello scarico finale al fiume. Infatti nelle intercettazioni dicono spesso «ora arriva l’Arta». Ma di solito i controlli non si concordano.
2) Dal 2013 al 2015 le stesse relazioni tecniche sono state trasmesse alla Regione ed è prassi, sempre per il succitato articolo ed in caso di gravi inottemperanze alle prescrizioni dell’autorizzazione, un riesame d’ufficio da parte dell’ente competente. Non mi pare sia avvenuto nonostante l’esaustiva relazione dello Studio Esdex del giugno 2014.
3) Sia lo studio consulente che le note Arta hanno evidenziato una situazione dell’impianto gravosa ed esplicitamente hanno dichiarato l’impossibilità ad eseguire gli interventi necessari in breve termine. Ma non mi spiego come nel brevissimo periodo di sospensione dell’autorizzazione Aia (10.12.2015 e successiva revoca al 1.02.2016: neppure 2 mesi!) si siano potuti effettuare gli interventi necessari al buon funzionamento dell’impianto. E’ impossibile. Evidenzio che la revoca è sostenuta da una relazione Arta, quindi previo sopralluogo in sito, da cui si evince che i lavori erano stati eseguiti.
4) Si dichiara inoltre che il primo marzo del 2008 il Consorzio certificava, con false attestazioni ma neppure poi tanto false, l’assenza di contaminazione della falda. Questo non alterando i risultati bensì monitorando solo il piezometro di monte. Guardandosi bene dall’analizzare il piezometro di valle ed ancora meno quelli al di sotto della vasca di pretrattamento.
Capisco il raggiro, ma di solito per accertare una contaminazione di acque sotterranee si analizza l’intera rete piezometrica e non trovo contraddittori analitici dell’Arta.
5) A mio personale parere, il problema grave e molto serio è la contaminazione della falda da metalli pesanti. Penso che il Consorzio di Bonifica Centro dovrà procedere alla messa in opera della bonifica delle acque sotterranee ma l’ente procedente dovrebbe essere la Regione, a meno che non ci sia una legge regionale che ha delegato ai Comuni territorialmente competenti - in tal caso Chieti - le funzioni amministrative. Ma ancora prima di qualsiasi intervento di bonifica deve essere immediata ed avrebbero già dovuto eseguirla una messa in sicurezza d’emergenza per evitare che la contaminazione si propaghi. Considerare l’inizio delle piogge e l’innalzamento della falda: anche altri terreni saranno contaminati». Invece anche ieri i Tir hanno scaricato rifiuti.

