Sarta uccisa con una pugnalata Il Ris avvia l’esame dei reperti

Iniziati gli accertamenti sul materiale prelevato in casa di Carolina D’Addario, 84 anni, e dell’accusato I risultati tra 90 giorni. L’abitazione del delitto resta sotto sequestro. L’indagato è in carcere a Viterbo
GISSI. Annunciato ieri a Roma dai Ris, l'avvio dell'analisi dei reperti acquisiti nei primi giorni di gennaio a Gissi nella casa in cui è stata uccisa Carolina D'Addario, 84 anni. All'esame del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri anche i reperti raccolti a casa del presunto omicida, Giovanni Flavio Meo, 59 anni, posta a poca distanza dall’abitazione dell’anziana. I militari dell'Arma dei carabinieri si sono riservati di consegnare i risultati fra 60 giorni. Per il momento la casa di Carolina D'Addario resta ancora sotto sequestro.
L'avvio delle perizie è stato notificato al legale dell'accusato, l'avvocato Luigi Masciulli, e ai legali che rappresentano i familiari della vittima, gli avvocati Alessandro Orlando e Agostino Chieffo. «Potrebbero volerci anche più giorni per esaminare attentamente tutto il materiale raccolto», dice Chieffo, «attendiamo fiduciosi». Sull'omicidio, indagano i pm della Procura di Vasto Vincenzo Chirico e Silvia Di Nunzio.
Gran parte dei reperti recuperati dai Ris sono stati prelevati nella stanza che l'anziana donna usava come laboratorio di sartoria. In quell’ambiente della casa gli investigatori hanno trovato oltre ad evidenti tracce ematiche, anche impronte e capelli. Da repertare anche l'abito che la vittima indossava quando è stata ferita a morte con una coltellata e la maglietta sporca di sangue di Meo. Attraverso le tecniche più moderne nella ricerca del Dna, gli investigatori hanno già ricostruito sommariamente la scena del delitto. Gli esami, che saranno compiuti nella Capitale, aiuteranno gli investigatori a ricomporre il puzzle del delitto.
Da confermare il movente dell'omicidio che potrebbe anche non essere di natura economica. Meo ha fatto ritrovare ai carabinieri ventimila euro che dovrebbero appartenere alla vittima. Il litigio con l'ottantaquattrenne però potrebbe essere sorto per altri motivi.
Meo ha sempre negato la premeditazione. Ha colpito l'anziana con un coltello, ma l'uomo pare portasse abitualmente con sé la lama per fare lavori di giardinaggio e non certo perché aveva propositi violenti. Il cinquantanovenne ha dato più di una versione dei fatti. Ora si trova nel carcere di Viterbo. Attorno a Meo è stato alzato un muro di silenzio.
Intanto Gissi aspetta che le indagini arrivino al capolinea. L’avvocato Agostino Chieffo, che oltre che legale del figlio della vittima è anche il sindaco, non esclude la costituzione del Comune in giudizio per il danno d'immagine provocato dalla vicenda.
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