Sarta uccisa e rapinata in casa: per Meo niente rito abbreviato

12 Luglio 2024

Il gip del tribunale di Vasto, Capuozzo, rigetta la richiesta presentata dall’avvocato difensore Masciulli Il 59enne di Palmoli davanti alla Corte d’assise di Lanciano il 6 dicembre per il giudizio immediato

GISSI. Il gip del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, ha rigettato ieri la richiesta di processo con rito abbreviato per Flavio Giovanni Meo, il 59enne accusato dell’omicidio di Carolina D’Addario, 84 anni, l'anziana sarta di Gissi ferita mortalmente con una coltellata il 23 dicembre 2023 nella sua abitazione. Contro la richiesta si erano pronunciati sia il pm Vincenzo Chirico che le parti civili (i figli della vittima) rappresentati dagli avvocati Alessandro Orlando, Agostino Chieffo e Nicola Chieffo. Il difensore di Meo, l'avvocato Giuseppe Masciulli, ha argomentato la sua richiesta e cercato di alleggerire la posizione di Meo sostenendo la tesi della rapina impropria. In sostanza, secondo la difesa, Meo avrebbe ucciso la sarta non a scopo di rapina ma solo dopo averle preso i soldi. L'imputato, che non è comparso in aula, sarà quindi giudicato per omicidio volontario aggravato e rapina pluriaggravata e porto abusivo di arma bianca, come richiesto dalla Procura, con giudizio immediato - il rito abbreviato avrebbe previsto lo sconto di un terzo della pena - dalla corte d’assise di Lanciano il 6 dicembre 2024. L'uomo a questo punto rischia l'ergastolo.
Da mesi l'operaio, originario di Palmoli, è rinchiuso nel carcere di Frosinone. A dicembre non sarà facile il compito del suo difensore. Evidenti le prove della sua colpevolezza. A inchiodare Meo, anche un video. Le indagini dei carabinieri hanno portato quasi subito al vicino di casa della donna. Fatali per lui le immagini riprese da una telecamera che mostrano l’accusato con la maglietta sporca di sangue e un coltello. Va poi aggiunto che è stato lui stesso a far ritrovare agli investigatori 20mila euro in contanti e gli oggetti d’oro della vittima. L’autopsia, effettuata dal medico legale Pietro Falco, ha evidenziato la ferita da arma bianca all’emitorace sinistro, un fendente violento che ha raggiunto il polmone provocando la morte dell'anziana in pochi minuti. Sulla vicenda hanno indagato i carabinieri del Ris che hanno minuziosamente analizzato i reperti recuperati sia in casa della vittima che quelli trovati in casa di Meo. A febbraio si è tenuto l'incidente probatorio. I figli di Carolina D'Addario si sono chiusi nel riserbo e non commentano. «Quello che è accaduto è stato per loro dolorosissimo», ha spiegato l'avvocato Agostino Chieffo. Ora si attende il processo del 6 dicembre. In tanti si chiedono cosa racconterà quel giorno l'accusato e soprattutto se spiegherà perché ha colpito la persona che tante volte lo aveva aiutato.
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