Sasi a processo per gli scarichi nella Riserva

10 Maggio 2018

Rocca San Giovanni. Inquinamento dell’area Grotta delle Farfalle, Basterebbe: «Fogna già riparata»

ROCCA SAN GIOVANNI. Alterazione delle bellezze naturali nella zona della Grotta delle Farfalle. Sono a processo per inquinamento ambientale, divieto di scarico sul suolo e deposito incontrollato di rifiuti nella zona della riserva regionale Gianfranco Basterebbe, 69 anni, di San Vito, e Pio D’Ippolito, 59 anni, di Colledimacine, rispettivamente legale rappresentante e responsabile delle attività operative della Sasi spa di Lanciano. I due, rappresentati dall’avvocato Ettore Di Zio, sono finiti a processo -prossima udienza 3 luglio- perché, come riporta l’accusa, avrebbero effettuato scarichi di reflui fognari urbani (miscuglio di acque reflue domestiche e industriali) ad elevata contaminazione fecale, tanto da presentare una concentrazione di escherichia coli pari a 6.500 ufc/100 ml oltre ad una concentrazione di solidi sospesi, azoto, fosforo, tensioattivi e selenio, superiori ai limiti di legge. Acque che, prive di qualsiasi trattamento, bypassando l’impianto di depurazione confluivano nel torrente Fontanelle e nel mare, a circa 150 metri dalla riserva naturale regionale Grotta delle Farfalle, a circa cinque chilometri dalla costa balneabile. Inoltre, sempre per l’accusa, effettuavano un deposito incontrollato di fanghi, di rifiuti costituiti da amianto, derivanti dalla dismissione di tubazioni della rete fognaria. Fatti che risalgono al 21 marzo 2017 e che hanno portato la Procura a formulare anche l’accusa di alterazione delle bellezze naturali dei luoghi siti in prossimità della riserva naturale. A far scattare l’inchiesta dei carabinieri forestali è stata una denuncia presentata dalle guardie volontarie del Wwf (parte offesa nel processo assieme al ministero dell’Ambiente), che avevano messo in evidenza il mancato funzionamento di alcuni pozzi Imhoff a Rocca San Giovanni. Anziché provvedere alla primaria sedimentazione e digestione dei fanghi degli scarichi di acque reflue che giungevano da circa 200 famiglie e da un centro commerciale della zona, i pozzi venivano bypassati da condutture che sversavano il liquame inquinante nel torrente Fontanelle, fino a giungere al mare. «La situazione è stata risolta», spiega Basterebbe, «la fogna è stata riparata e collegata al depuratore di Treglio, proprio per evitare che gli scarichi finissero nel pozzo. Mi sorprende questo processo». Ed è l’ennesimo processo che si incardina per problemi legati alla depurazione. I 12 impianti sequestrati dalla Procura di Lanciano, nell’aprile 2015 e poi nel novembre 2016, sono ancora sotto custodia giudiziaria dei sindaci. La Sasi in questi due anni ha investito milioni su depurazione, costruzione di nuovi impianti, dismissione dei vecchi e delle oltre 600 fosse Imhoff che ha sul territorio del Chieti.
Teresa Di Rocco
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