Sasi vota il bilancio e chiede il dissequestro dei depuratori
LANCIANO. Con 29 voti a favore e tre astenuti (i Comuni di Orsogna, Castel Frentano e Gessopalena) è stato approvato lunedì sera il bilancio consuntivo 2014 della Sasi, la società che gestisce il...
LANCIANO. Con 29 voti a favore e tre astenuti (i Comuni di Orsogna, Castel Frentano e Gessopalena) è stato approvato lunedì sera il bilancio consuntivo 2014 della Sasi, la società che gestisce il servizio idrico in 92 comuni del Chietino. Un bilancio che segna un utile di 11.363 euro già al netto delle imposte pari a 4.403.000 euro. Numeri che, confrontati con quelli dello scorso anno, potrebbero lasciare stupiti visto che il bilancio 2013 era stato chiuso con un attivo di 334.607 euro e si pensava a maggiori introiti nel 2014. E, a ben guardare, gli introiti maggiori ci sono stati, ma anche i crediti che l’azienda ha deciso di stornare. «Nel bilancio dopo anni abbiamo eliminato 6.500.000 euro che erano i soldi che i Comuni dovevano alla società dopo il fallimento degli investimenti fatti a Londra oltre 10 anni fa», ha detto il presidente Domenico Scutti. «Sono soldi mai pagati dai Comuni che addirittura non li hanno neanche più inseriti nei propri bilanci. Così, con un atto di coraggio, la Sasi ha deciso di rinunciare a questi soldi. Ma ha pagato per questo 3 milioni di tasse. Un sacrificio quindi enorme ma che ha permesso di chiudere una vicenda annosa e senza soluzioni». Altre note importanti per Scutti sono aver inserito gli accantonamenti rischi di credito pari ad oltre 5 milioni, i minori costi digestione, la riorganizzazione aziendale e il fatto che anche questo bilancio è stato certificato dalla Ernst e Young, società a cui i sindaci hanno rinnovato l’incarico.
Scutti ha parlato anche della depurazione e dei 12 impianti sequestrati per violazioni ambientali dalla Procura di Lanciano. «Il 28 novembre 2010, quando mi sono insediato, ho trovato una situazione drammatica: niente in cassa, impianti disastrati, carenze», ha detto Scutti ai soci. «In 4 anni abbiamo investito 16 milioni solo nella depurazione e abbiamo in cantiere altri progetti finanziati con i fondi Fas per 18 milioni e con fondi propri. C’è da lavorare e lo stiamo facendo. Per questo chiederò il dissequestro degli impianti in cui abbiamo già sistemato le anomalie. Inoltre alla Procura presenterò il cronoprogramma degli interventi da fare con i Fas che ci permetteranno di chiudere alcuni depuratori, (come quello di Santa Maria Imbaro che è stato sequestrato ndc), perché saranno potenziati altri (quello di Mozzagrogna, ndc), e di crearne di nuovi. Chiederemo una proroga per la sistemazione definitiva di alcuni impianti».
Teresa Di Rocco
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