Scacco alla gang dello spaccio di cocaina

Blitz della polizia: 15 arresti e 19 denunce. A Rocca San Giovanni la centrale del taglio e dello smistamento della droga
LANCIANO. Arrivavano dal riminese e dal Veneto fiumi di cocaina per Lanciano e tutta l’area frentana. Ma la banda, albanese e italiana, che ne tesseva le fila, è stata sgominata. Quindici arresti, con 9 persone in carcere e 6 ai domiciliari, un totale di 34 indagati, 26 perquisizioni domiciliari, confisca di un’auto usata per trasportare la droga e sequestro di circa due chili di cocaina tra l’autunno scorso e ieri, più alcune piante di marijuana, una serra con sistema irriguo per 50 piante, bilancini di precisione. E ancora l’impiego di 80 militari della polizia del commissariato di Lanciano, di Vasto e della squadra mobile di Chieti, 5 pattuglie anticrimine, un elicottero, 2 unità cinofile. Sono i numeri dell’ “Operazione Arusha”, dal nome del bar in cui gli indagati si incontravano per organizzarsi e che all’alba di ieri ha portato la polizia, dopo indagini coordinate dalla Procura di Lanciano, ad eseguire i 15 arresti.
Gli arrestati. È fatta di albanesi e italiani la banda che dal Veneto e dalla Romagna portava droga, cocaina importata dalla Albania, in città e nel comprensorio. In carcere sono finiti Ednand Budlla, 28 anni, albanese residente a Rocca San Giovanni; Gianni Marrocco, 37 anni, di Rocca San Giovanni; Gianluca Pagliarone, 43 anni, di Rocca San Giovanni; Sebastiano Vitullo, 43 anni, di Bomba; Guglielmo Lanza Silveri, 35 anni, di Castel Frentano; Marcello Mastrangelo, 50 anni, di Santa Maria Imbaro; Giovanni Andreoli, 47 anni, di Paglieta; Francesco Flamminio, 29 anni, di Fossacesia; Nadia Di Donato, 38 anni, di Lanciano. Ai domiciliari sono finiti: Florentina Adele Drezaliu, 40 anni, romena domiciliata a Rocca San Giovanni; Luan Haliti, 31 anni, albanese residente a Rocca San Giovanni; Pellumb Zylfo, 30 anni, albanese domiciliato a Rocca San Giovanni; Irene Ferrante, 35 anni di Perano; Antonio Ciccone, 40 anni, di Lanciano, Domenico Guiscardo, 44 anni, di Rocca San Giovanni.
Il modus operandi. «Un’organizzazione precisa e spregiudicata», così il procuratore facente funzioni, Rosaria Vecchi definisce la banda sgominata «che ha comportato da fine ottobre agli inizi di giugno indagini serrate e complicate, intercettazioni, registrazioni e inseguimenti a distanza. Ma alla fine la polizia li ha arrestati e il traffico di chili di cocaina è stato fermato. Due i canali di approvvigionamento; uno veneto, da Piazzola Sul Brenta, in provincia di Padova, e uno dal riminese. Attraverso corrieri albanesi, che a loro volta importavano droga dalla madrepatria, la cocaina veniva consegnata a Rocca San Giovanni ad altri 4 albanesi: i conviventi Budlla e Drezaliu e Haliti e Pellumb che procacciavano i venditori italiani che conoscevano il territorio soprattutto tra Lanciano, Castel Frentano, la Val di Sangro, Fossacesia, San Vito, Rocca San Giovanni e soprattutto gli assuntori, purtroppo anche minorenni, per venderla». Erano viaggi settimanali, quelli degli albanesi, con partite da 100 a 300 grammi alla volta che arrivavano a Rocca San Giovanni anche più di una volta al mese. «Qui la cocaina veniva interrata nella Pinetina», riprende Vecchi, «ma la polizia una volta scoperto il nascondiglio, appena la sistemavano andavano a prenderla. Poi assisteva a simpatici siparietti tra gli albanesi e gli italiani che si rinfacciavano l’accusa di aver rubato la cocaina e quando capivano che erano innocenti davano la colpa ai cinghiali. Erano solo loro, i cinghiali, che potevano scavare e “rubare”, nessun altro». Uomini spregiudicati che non esitavano a riscuotere i soldi in modo forte. Ai minorenni prendevano orologi e oggetti personali se non potevano pagare. Ad una donna invece hanno costretto a vendere l’appartamento per pagare. «Molto importante il ruolo delle donne dell’organizzazione», prosegue il procuratore facente funzioni, «non di secondo piano come spesso accade ma protagoniste. In particolare la Drezaliu che tagliava la droga, purissima, sceglieva i pusher, imponeva loro di procurarsi dei bilancini».
Le perquisizioni. Come spiegato dal dirigente del commissario di Lanciano, il vicequestore aggiunto Francesco Lagrasta e dal capo della squadra mobile di Chieti, Francesco Costantini, oltre agli arresti, al sequestro di compelssivi due chili di droga dal valore di oltre un milione di euro, ci sono stata anche 26 perquisizioni domiciliari. Alcune hanno avuto esito positivo visto che sono state trovate piante di marijuana, addirittura una serra con 50 piante, bilancini, 30 grammi hashish.
Il Dna sulla saliva degli indagati. E per la prima volta, nel commissariato di Lanciano, è stato possibile eseguire il test del Dna sugli arrestati prelevandone la saliva. I dati sono stati così archiviati nella banca dati nazionale a disposizione per le eventuali e ulteriori indagini.
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