Scarichi di fogna finiscono nel Feltrino

20 Novembre 2016

Trovati nel torrente Arno 350 milioni di batteri in 100 millilitri d’acqua che poi confluiscono nel fiume. Vietato l’uso irriguo

LANCIANO. Una fogna a cielo aperto in località Santa Croce sversa direttamente nel torrente Arno, nel Feltrino e di conseguenza nel mare della Costa dei Trabocchi, con un’enorme carica batterica potenzialmente pericolosa per l’incolumità pubblica: ben 350 milioni di particelle di escherichia coli (indicatore primario di contaminazione fecale) per 100 millilitri di acqua, quando il limite massimo consentito è di 3.000 Ufc/100 ml per le acque superficiali e di 500 per la balneazione. È quanto si sono trovati di fronte gli agenti del comando stazione di Lanciano della Forestale, a seguito di alcune segnalazioni da parte di contadini e residenti della zona allarmati dal fortissimo odore di liquami fognari che si spande nella zona.

Lo scenario che si è trovata di fronte la Forestale è agghiacciante: a servizio della contrada è presente una sorta di rete fognaria “fantasma” che bypassa totalmente la fossa Imhoff Santa Croce della Sasi e che tramite un tubo grigio, che i forestali definiscono «di ignota provenienza», confluisce direttamente in un impluvio naturale destinato alla raccolta delle acque piovane e nel torrente Arno. Il fiumiciattolo di liquami, che forma vistose pozze di melma maleodorante sulla strada della contrada, si trova a strettissimo contatto con appezzamenti di terreni coltivati a orto, vite e olivo e si immette anche all’interno di una cunetta della Ferrovia Sangritana. In più occasioni, sia per quanto riguarda l’acqua proveniente dal tubo che per quella presente nella cunetta e nell’impluvio naturale, a seguito di campionamenti effettuati dalla Forestale sono stati riscontrati valori elevatissimi di contaminazione da escherichia coli, fino al dato-limite di 350 milioni di particelle in appena 100 millimetri d’acqua.

Di qui l’immediata ordinanza del Comune, a firma del sindaco Mario Pupillo, di divieto di uso dell’acqua per scopi umani, zootecnici e irrigui a tutti i proprietari dei fondi in prossimità dello scarico, a causa del rischio altissimo di contaminazione delle acque «potenzialmente infettive con possibile pericolo per l’incolumità pubblica». A seguito delle indagini della Forestale è emerso anche che la fossa Imhoff, che avrebbe dovuto servire tutto l’agglomerato tra Santa Croce e Santa Giusta, attività commerciali comprese, oltre a non essere utilizzata, non è attualmente autorizzata, dato che il permesso allo scarico nel torrente Arno era stato concesso nel 2012 con validità di quattro anni e che la Sasi, gestore del servizio idrico integrato, non ne ha chiesto il rinnovo. Il quadro, allarmante, della situazione degli sversamenti fognari illeciti o abusivi nel Feltrino e negli altri corsi d’acqua del Frentano riporta alla cronaca di questa estate, quando nel mirino è finita la scarsa qualità delle acque di balneazione del mare Adriatico.

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