Scarichi di fogna finiscono nel Feltrino

Trovati nel torrente Arno 350 milioni di batteri in 100 millilitri d’acqua che poi confluiscono nel fiume. Vietato l’uso irriguo
LANCIANO. Una fogna a cielo aperto in località Santa Croce sversa direttamente nel torrente Arno, nel Feltrino e di conseguenza nel mare della Costa dei Trabocchi, con un’enorme carica batterica potenzialmente pericolosa per l’incolumità pubblica: ben 350 milioni di particelle di escherichia coli (indicatore primario di contaminazione fecale) per 100 millilitri di acqua, quando il limite massimo consentito è di 3.000 Ufc/100 ml per le acque superficiali e di 500 per la balneazione. È quanto si sono trovati di fronte gli agenti del comando stazione di Lanciano della Forestale, a seguito di alcune segnalazioni da parte di contadini e residenti della zona allarmati dal fortissimo odore di liquami fognari che si spande nella zona.
Lo scenario che si è trovata di fronte la Forestale è agghiacciante: a servizio della contrada è presente una sorta di rete fognaria “fantasma” che bypassa totalmente la fossa Imhoff Santa Croce della Sasi e che tramite un tubo grigio, che i forestali definiscono «di ignota provenienza», confluisce direttamente in un impluvio naturale destinato alla raccolta delle acque piovane e nel torrente Arno. Il fiumiciattolo di liquami, che forma vistose pozze di melma maleodorante sulla strada della contrada, si trova a strettissimo contatto con appezzamenti di terreni coltivati a orto, vite e olivo e si immette anche all’interno di una cunetta della Ferrovia Sangritana. In più occasioni, sia per quanto riguarda l’acqua proveniente dal tubo che per quella presente nella cunetta e nell’impluvio naturale, a seguito di campionamenti effettuati dalla Forestale sono stati riscontrati valori elevatissimi di contaminazione da escherichia coli, fino al dato-limite di 350 milioni di particelle in appena 100 millimetri d’acqua.
Di qui l’immediata ordinanza del Comune, a firma del sindaco Mario Pupillo, di divieto di uso dell’acqua per scopi umani, zootecnici e irrigui a tutti i proprietari dei fondi in prossimità dello scarico, a causa del rischio altissimo di contaminazione delle acque «potenzialmente infettive con possibile pericolo per l’incolumità pubblica». A seguito delle indagini della Forestale è emerso anche che la fossa Imhoff, che avrebbe dovuto servire tutto l’agglomerato tra Santa Croce e Santa Giusta, attività commerciali comprese, oltre a non essere utilizzata, non è attualmente autorizzata, dato che il permesso allo scarico nel torrente Arno era stato concesso nel 2012 con validità di quattro anni e che la Sasi, gestore del servizio idrico integrato, non ne ha chiesto il rinnovo. Il quadro, allarmante, della situazione degli sversamenti fognari illeciti o abusivi nel Feltrino e negli altri corsi d’acqua del Frentano riporta alla cronaca di questa estate, quando nel mirino è finita la scarsa qualità delle acque di balneazione del mare Adriatico.
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