«Scarichi nel Feltrino: sono un ecoreato»

Legambiente chiede di applicare alla Sasi la nuova legge per gli sversamenti abusivi nel fiume scoperti dalla Forestale
LANCIANO. Dopo la bandiera nera di Goletta Verde consegnata alla Sasi nel luglio 2015 per la gestione inefficiente degli impianti di depurazione, Legambiente torna ad attaccare la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti e a chiedere l’applicazione del «delitto di inquinamento previsto dalla nuova legge sugli ecoreati». A rendere «la misura ormai colma», come evidenzia Luzio Nelli della segreteria regionale di Legambiente, è la recente scoperta da parte della Forestale di uno sversamento fognario che si immette nel torrente Arno, e successivamente nel Feltrino, bypassa completamente la fossa Imhoff di località Santa Croce e va a finire tal quale nel mare della Costa dei trabocchi senza alcuna depurazione. Una situazione che ha portato a un picco spropositato di batteri e di contaminazione delle acque del torrente Arno: uno dei campionamenti effettuati ha registrato addirittura la presenza di 350 milioni di particelle di escherichia coli (indicatore primario di contaminazione fecale) per 100 millilitri di acqua su un limite massimo consentito di 3.000 Ufc/100 ml per le acque superficiali e di 500 per la balneazione. «Errare è umano, ma perseverare è diabolico», rincara la dose Nelli, «questo deficit depurativo causerà un danno economico stimato, dallo stesso Governo centrale, in 8 milioni di euro e l’apertura di una procedura di infrazione».
La bacchettata alla Sasi era arrivata anche nel corso del processo per la vicenda dei 12 depuratori sequestrati il 28 aprile 2015 in sette comuni aderenti alla Sasi, quando il risarcimento danni chiesto dal ministero dell’Ambiente, in una delle udienze, fu di ben 25,6 milioni di euro, di cui metà per i danni patrimoniali e l’altra metà per quelli d’immagine.
«Con la nuova legge sugli ecoreati», continua Nelli, «la storia italiana delle vertenze ambientali impunite è finalmente chiusa. Si apre una nuova epoca, dove la metafora del furto della mela al supermercato, che per la normativa era più grave dei reati ambientali, utilizzata migliaia di volte per ricordare il paradosso dell’inesistente tutela penale dell’ambiente, finalmente non vale più. Grazie a questa legge infatti, obiettivo che Legambiente persegue dal lontano 1994, nel codice penale italiano è entrata finalmente la parola ambiente: i principali reati ambientali, fino a ieri considerati contravvenzionali -e quindi di serie B- d’ora in poi saranno considerati veri e propri delitti. In Abruzzo questa legge ha dato già risultati positivi contro traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, truffa ai danni dello Stato e abuso d’ufficio».
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