Scheletro trovato vicino al fiume: l’esame del Dna risolve il giallo

I resti scoperti da un gruppo di ragazzini appartengono a un 58enne ortonese sparito da un anno Ora c’è la certezza scientifica: il profilo genetico estratto dalle ossa e comparato con quello del fratello
CHIETI. A risolvere definitivamente il giallo è stato l’esame del Dna: lo scheletro trovato a San Giovanni Teatino lo scorso 27 febbraio, a una trentina di metri dal fiume Pescara, appartiene all’ortonese Giuseppe Nello Isola, 58 anni, senzatetto per scelta. Con gli accertamenti conclusi dal medico legale Cristian D’Ovidio, incaricato dal pubblico ministero Marika Ponziani, arriva al capolinea l’inchiesta aperta dalla procura di Chieti sui resti umani scoperti da un gruppo di ragazzini che – in un soleggiato sabato pomeriggio d’inverno – stava giocando in mezzo alla vegetazione, tra l’ex poligono di tiro e un’azienda ittica abbandonata.
GLI ACCERTAMENTI
DI GENETICA FORENSE
Il profilo genetico è stato estratto dalle ossa e poi comparato con quello del fratello del clochard, Sergio, l’unico parente ancora in vita, che si è sottoposto a un tampone salivare. In questo modo è stato possibile dare, con certezza scientifica, un’identità a quei resti. Oltre ad accurate indagini di genetica forense, il professor D’Ovidio ha eseguito anche accertamenti radiografici e di laboratorio che depongono per una morte di tipo naturale. In altre parole: va escluso il decesso dovuto a un incidente o a circostanze violente.
ECCO L’ELENCO
DEGLI INDIZI
Già nelle ore successive al ritrovamento, almeno due indizi hanno indirizzato le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti e della stazione di Sambuceto. Anche perché è stato possibile escludere immediatamente che si trattasse di un corpo restituito dalla corrente, trovandosi in un terreno a poca distanza dal fiume ma comunque piuttosto riparato. Il primo indizio: la carta d’identità di Isola è stata recuperata vicino alle ossa, dentro un marsupio che conteneva anche un portamonete e un cellulare rotto. Non solo: Sergio Isola, ascoltato la sera stessa dai militari dell’Arma, ha confermato che Giuseppe viveva nell’edificio abbandonato che, fino agli anni Novanta, ha ospitato il poligono di tiro al piattello. Lo stesso Sergio ha riferito che non sentiva il fratello da circa un anno. Ma non si era insospettito più di tanto, considerando che i contatti tra di loro non erano molto frequenti. Giuseppe aveva problemi di salute piuttosto seri per i quali, in passato, era stato anche ricoverato in ospedale.
«ERA UN CLOCHARD
PER SCELTA»
Nessuno aveva denunciato la scomparsa perché, in base a quanto emerso attraverso le testimonianze, quella di vivere ai margini, senza chiedere aiuti, è stata sempre una scelta di Giuseppe. Il suo modo per sentirsi libero. Non aveva amicizie particolari: si era stabilito da qualche anno nella zona di Sambuceto e non aveva mai creato problemi. Di giorno pranzava in una mensa per i bisognosi, mentre la sera era solito rifugiarsi nell’ex poligono. Un’esistenza vissuta all’ombra della società, dunque. Fin quando quei ragazzi in bicicletta si sono trovati davanti una scena da film horror e hanno deciso di avvisare alcuni amici più grandi che stavano pescando a poca distanza. Ed è giunta la conferma, con l’arrivo dei carabinieri, che si trattava dei resti di un uomo invisibile agli occhi altrui tanto da ridursi a scheletro, in grado di attirare la curiosità solo di cani randagi e animali selvatici, come sembra raccontare il teschio individuato a qualche metro di distanza dal resto delle ossa.
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