Sciolta la Fondazione intitolata a Luca investito a 28 anni

Lo sfogo di Antonio Romano padre della vittima della strada «La creai in ricordo di mio figlio, ma mi hanno estromesso»
CHIETI. La Fondazione Luca Romano è stata sciolta con atto prefettizio del 9 marzo 2016, proprio nei giorni in cui finalmente il Parlamento approvava una legge sull'omicidio stradale. Era la battaglia che Antonio Romano aveva giurato di fare da quel terribile 4 luglio 2007 quando il figlio Luca, di 28 anni, perse la vita, insieme ad un suo amico, mentre si trovava a bordo della sua auto travolta da un Suv .
«Così decisi di ricordare mio figlio- racconta Antoni o- che aveva un animo votato all’arte ed era sempre disponibile ad aiutare il prossimo, creando una Fondazione a suo nome con i soldi del risarcimento avuto per quella tragedia. L'impegno assunto allora -dice ancora Antonio - in ricordo di Luca fu quello di operare attraverso varie iniziative per evitare il ripetersi di tragedie come quella che sconvolse la mia vita».
La Fondazione Luca Romano venne riconosciuta dal Prefetto il 30 novembre 2010. Ma da quel giorno, racconta amareggiato Antonio, iniziò per lui un “calvario” di cui ancora oggi stenta a darsi ragione.
«Di fatto fui estromesso da ciò che avevo fondato per onorare mio figlio dalle stesse persone che avevo chiamato per ricordarne la memoria. Prima cercarono di limitare il mio ruolo a quello di presidente onorario, fino ad arrivare nell’aprire del 2014 a modificare lo statuto e ad estromettermi del tutto. Stessa sorte per mia moglie, mio figlio Marco e persino per il delegato del sindaco di Chieti indicato dal Comune quando entrò a far parte della Fondazione. Ho subìto situazioni incredibili, umilianti. Confesso di essere arrivato sull'orlo del suicidio: devo ai medici del Cim di Chieti tantissimo, perché sono loro che mi hanno sostenuto facendomi scorgere un po' di luce anche quando attorno a me vedevo solo buio e cattiveria. Si pensi solo che sono arrivati al punto di organizzare, nel giorno della morte di mio figlio, una messa di suffragio in alternativa a quella che io avevo ordinato».
«Così ho detto basta: ho informato di questa incresciosa situazione la Prefettura, il Comune di Chieti e la Provincia, che fanno parte del Comitato d'onore della Fondazione. Finalmente nel 2015 la Prefettura ha ordinato una serie di ispezioni e di accertamenti anche sui bilanci che hanno portato allo scioglimento. Ora si può ripartire, nel nome di Luca. Ma quanto amarezza...».
Antonio Romano ha diffuso anche su Facebook i motivi del suo dispiacere, dopo aver riportato la notizia dello scioglimento della Fondazione.
Al suo sfogo hanno replicato gli attuali gestori della Fondazione con un intervento del quale riportiamo l'inizio, francamente non facile da capire: «L’Organo di Controllo, seppure abbia trasmesso alla Presidenza del Tribunale le proprie fuorviate intenzioni, l’esistenza dell’Ente non cessa automaticamente e con effetto immediato, bensì quest’ultimo dovrà accertare la corrispondenza di una causa fra quelle previste dall’articolo 27 del Codice Civile e dovrà inoltre confrontarsi con il probabile avverso parere del Tribunale Amministrativo Regionale con nota fidejussoria del Ministero degli Interni».
Ne prendiamo atto, ma quanto avvenuto non può essere solo ristretto a questioni formali. Qualche convincente spiegazione sui fatti denunciati dovrebbero a questo punto darla, a prescindere e oltre gli articoli del codice civile.

