Sciopero della fame per far curare il figlio

Ragazzo autistico. La Asl: trovata la sede delle terapie. La madre: no, scelgo io dove mandarlo
VASTO. «Chiedo alla Regione, al suo presidente Marco Marsilio e all’assessore regionale alla sanità, Nicoleta Verì, un incontro urgente». La richiesta arriva da Marie Helene Benedetti, la mamma di Thomas, bimbo affetto da autismo e che ha bisogno e diritto a cure urgenti. Un diritto sancito da una sentenza. «Se non otterrò un appuntamento e la risoluzione immediata del problema con le terapie adeguate per mio figlio Thomas Ninni», avverte la donna in una nota, «il 18 novembre inizierò lo sciopero della fame e della sete. Resterò legata con megafono in mano e telecamere accanto, davanti al palazzo della Regione, a Pescara. Mi lascerò morire davanti di fame e sete davanti alla sede del governo regionale se a mio figlio verrà negato il diritto di vivere dignitosamente».
La Asl però respinge le accuse. «È necessario fare chiarezza, per rispetto della verità dei fatti oltre che delle persone coinvolte», annota l’azienda sanitaria «Il 13 settembre scorso è stata emessa un’ordinanza con la quale veniva ordinato alla Asl di prendere in carico il minore «avvalendosi di strutture specializzate in un centro autorizzato vicino alla residenza del paziente, ossia Vasto. La Asl, accertato che l’unica struttura accreditata per il trattamento riabilitativo dei disturbi dello spettro autistico in Abruzzo è “Il Cireneo” onlus di Vasto, il 25 settembre ha comunicato alla suddetta struttura e alla famiglia la presa d’atto dell’ordinanza e i relativi adempimenti. Una settimana più tardi, il 30 settembre, il Cireneo ha comunicato alla Asl e alla famiglia, tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, di avere predisposto la presa in carico del bambino, ma da parte dei genitori non c’è stato alcun riscontro. Da ultimo, il 9 ottobre la stessa onlus ha informato sia la direzione Asl e sia il tribunale di non aver dato corso alla presa in carico del minore perché i genitori non si sono mai presentati presso la struttura». Ma per Marie Helene «la Asl tenta di trasferirci in un centro inadeguato scelto da loro per mio figlio», protesta la donna. (p.c.)
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