Scontro in Comune sulle spese legali

I dipendenti coinvolti in inchieste penali e poi assolti si rivolgono al tribunale amministrativo per ottenere i rimborsi
VASTO. La giunta guidata dal sindaco Francesco Menna fissa le regole per il rimborso delle spese legali agli amministratori e ai dipendenti del Comune incappati in procedimenti penali che si sono conclusi con una assoluzione, ma la delibera viene impugnata. Hanno fatto ricorso al Tar in undici – fra avvocati, dipendenti ed ex dirigenti – chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento approvato dall’esecutivo l’11 marzo scorso. In ballo ci sono rimborsi per spese legali pari a 200mila euro. Per Michele D’Annunzio, Alfonso Mercogliano, Vincenzo Marcello, Orlandino Carusi, Giuliano Fariello, Francesco Salvatorelli e i loro avvocati Marco Antonio Serafini, Fiorenzo Cieri, Giuseppe Gileno, Nicola Mastrovincenzo e Vittorio Emanuele Russo la delibera approvata è «illegittima» sotto diversi profili. Per i ricorrenti la giunta sarebbe andata ben oltre le proprie prerogative, trattandosi di una regolamentazione di competenza del consiglio comunale. Tra gli altri profili di illegittimità c’è anche quello della «retroattività»: con la delibera incriminata l’esecutivo stabilisce i criteri di liquidazione dei rimborsi legali anche per cause vecchie, già definite. Il ricorso è stato presentato il 2 luglio scorso al Tar Abruzzo, sezione staccata di Pescara, e sarebbe passato sotto silenzio se ieri non fosse stata pubblicata all’albo pretorio on line la determina dirigenziale con cui l’ente decide di costituirsi in giudizio al fine di tutelare le proprie ragioni, nominando l’avvocato Nicolino Zaccaria della civica avvocatura. Volti noti fra i ricorrenti, come quelli degli ex dirigenti D’Annunzio e Marcello (oggi in pensione), dell’ex comandante della polizia locale, Carusi, e di un altro legale dell’avvocatura comunale, Mercogliano, che ha svolto anche funzioni dirigenziali. La delibera impugnata è stata approvata lo scorso mese di marzo. Si tratta, in sostanza, di un atto di indirizzo sul patrocinio legale, previa ricognizione di tutte le richieste inevase. Il presupposto è l’esistenza di diverse istanze di pagamento inoltrate all’ente dai difensori di alcuni dipendenti o ex dipendenti coinvolti in procedimenti penali definiti con sentenze irrevocabili. Ma chi ha diritto al patrocinio legale? Nel provvedimento approvato dalla giunta si parla di «conclusione favorevole». Significa che il procedimento penale, avviato a carico di dipendenti, dirigenti o amministratori per fatti connessi all’espletamento del servizio o per l’assolvimento di obblighi istituzionali, deve essere definito con una sentenza di assoluzione piena o con sentenza di «non luogo a procedere». Si è ammessi al patrocinio legale anche in caso di archiviazione in fase di indagini preliminari, ma con formula assolutoria.

