Scontro mortale, 16 mesi alla conducente

Marcello Varrenti, 18 anni, era sul suo ciclomotore: l’automobilista è stata condannata perché gli tagliò la strada
SANTA MARIA IMBARO. Fu la condotta imprudente e negligente della guidatrice a causare la morte di Marcello Varrenti. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Perugia che, venerdì pomeriggio, ha confermato la condanna in primo grado per l’imputata, Valentina Tatasciore. Ancora un ribaltamento di fronte nella lunga vicenda giudiziaria seguita alla morte del 18enne di Santa Maria Imbaro. Marcello Varrenti rimase gravemente ferito in un incidente la sera del 21 agosto 2009 lungo la provinciale Fattore, a pochi metri da casa. Il giovane era in sella al suo ciclomotore quando, all’altezza dell’incrocio con via Sangro, frenò e perse il controllo del mezzo. Cadendo battè la testa. Morì tre giorni dopo, il 24 agosto, all’ospedale di Pescara. Inizialmente l’incidente fu archiviato come caduta accidentale, ma nuove indagini accertarono che fu un’auto, svoltando a sinistra, a tagliare la strada al ragazzo costringendolo a una frenata di 9 metri. A quasi dieci anni dalla tragedia, che ha cambiato la vita di due famiglie del piccolo comune frentano, i giudici di Perugia hanno stabilito che alla guida ci fosse la donna confermando la condanna a 16 mesi per omicidio colposo, emessa nel 2014 dal tribunale di Lanciano.
Dopo l’assoluzione in appello all’Aquila, nel 2016, era stata la Cassazione un anno dopo a rimettere tutto in discussione. E venerdì il caso è approdato davanti ai nuovi giudici. Come stabilito in un prima udienza a novembre, la Corte presieduta da Maria Rita Belardi ha ascoltato nuovamente N.T., testimone della difesa, prima di riunirsi in Camera di consiglio. Alle 16 la sentenza che, oltre a confermare la condanna in primo grado, ha ridotto la provvisionale per i familiari del 18enne da 725mila a 290mila euro.
«A quasi dieci anni di distanza finalmente giustizia è stata fatta», commenta l’avvocato Alessandro Palucci, che assiste la famiglia di Varrenti, «la Corte ha riconosciuto ciò che le parti civili, i familiari, hanno sempre sostenuto, che purtroppo il ragazzo è morto a causa della condotta imprudente e negligente dell’imputata. È una storia molto triste ma non venire a capo della verità, dopo aver accertato che era stata la macchina a tagliargli la strada, era aberrante. La Corte d’appello ha reso giustizia decidendo in maniera conforme alla Cassazione. Il dolore non si cancella, ma spero che per i familiari di Marcello si possa aprire un nuovo capitolo». Soddisfatto per la riduzione della provvisionale l’avvocato Alfonso Ucci, legale della Italiana Assicurazioni, la compagnia assicuratrice del veicolo, mentre la difesa dell’imputata annuncia ricorso. «Aspetteremo le motivazioni fra 90 giorni», dice l’avvocato Osvaldi Piccirilli che assiste la donna insieme alla collega Pina Benedetti, «e ricorreremo in Cassazione».

