Scontro per la procura Testa vince e resta capo

9 Maggio 2018

Il Tar del Lazio boccia i ricorsi dei magistrati di Campobasso e Ascoli Piceno La sentenza: «Ha esperienza contro la mafia, può guidare al meglio l’ufficio»

CHIETI. Uno scontro tra pm con un vincitore: il procuratore capo di Chieti Francesco Testa. La nomina di Testa, 46 anni di Catania, al vertice della procura teatina è più forte dei ricorsi presentati da due concorrenti: il Tar del Lazio ha bocciato i ricorsi di Antonio La Rana, procuratore generale vicario a Campobasso ed ex giudice di Vasto, e di Umberto Gioele Monti, procuratore capo di Ascoli. Secondo il Tar, la nomina di Testa, un passato alla procura di Catania con inchieste contro la mafia, non si può mettere in discussione. «Nessuno dei magistrati in comparazione può vantare esperienze così varie foriere di elevate ricadute attitudinali sulla valutazione per la dirigenza di una procura della Repubblica come Testa», così dice la sentenza riportando un passo della delibera di nomina del Csm risalente all’11 gennaio 2017 (l’insediamento è del successivo 20 marzo). Per il Tar, «la valutazione finale, dunque, è il frutto di un giudizio complessivo e unitario supportato da una motivazione ponderata che resiste alle censure». I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali per un importo di tremila euro. CORSA ALL’INCARICO. I ricorsi contro la nomina di Testa di La Rana e Monti e anche una lettera inviata al Csm da un altro concorrente, l’ex pm di Pescara Gennaro Varone, ora in servizio a Roma, dimostrano che l’incarico di procuratore capo a Chieti è un posto ambito. Anche i pm di Chieti avevano preso posizione con una lettera di protesta al Csm. Ma, secondo la giustizia amministrativa, la nomina di Testa è legittima. Perché il procuratore vanta un’esperienza che tutti gli altri non avrebbero: «Testa», dice ancora la delibera del Csm citata nella sentenza del Tar, «è stato impegnato per circa 14 anni di servizio in una delle procure più importanti d’Italia (Catania) nella lotta alla criminalità organizzata, anche come componente della Direzione distrettuale antimafia». Secondo il documento, «la natura e la durata delle attività, la rilevanza sotto il profilo della centralità nella vita e gestione di un ufficio complesso quale la procura di Catania e i risultati conseguiti qualificano, in termini di eccellenza, l’esperienza di fatto direttiva dimostrata, molto lunga e qualificata. Inoltre, l’esperienza giudiziaria maturata con l’assegnazione alla Dda per 8 anni testimonia della capacità di direzione della polizia giudiziarie e di coordinamento con altre autorità giudiziarie».
LOTTA ALLA MAFIA. Le indagini di Testa contro la mafia «con la cattura di latitanti» hanno pesato sulla scelta del Csm visto che «caratterizzano la sola carriera del magistrato nominato».
ESPERIENZA. Ma a scavare un solco tra Testa e i ricorrenti c’è anche l’esperienza amministrativa: Testa è stato esperto giuridico della Rappresentanza d’Italia all’Onu e addetto al Gabinetto del ministero della Giustizia. «La valutazione complessiva, dunque», recita la sentenza, «si fonda anche sulla versatilità dimostrata con l’ottimale esercizio della pluralità di incarichi e funzioni, che hanno arricchito fortemente il suo bagaglio di conoscenze giurisdizionali, delineando un profilo di elevatissima completezza giuridica e professionale».
L’ANZIANITÀ NON BASTA. E il valore di Testa, osserva il Tar, batte il requisito dell’anzianità: secondo la sentenza, la maggiore anzianità di servizio non può superare «un profilo professionale di eccellenza, anche in relazione alle attitudini direttive».