Scontro sugli 80 alberi da tagliare Il Wwf accusa: strage da evitare

2 Ottobre 2021

Da lunedì partono gli abbattimenti delle piante a rischio crollo, gli ambientalisti: «Così non va» Ferrara e Zappalorto replicano: «Pericoli di caduta vicino a scuole e parchi, non possiamo fermarci»

CHIETI. È scontro sugli 80 alberi da tagliare in città. «Altro che politica verde, il Comune predica bene e razzola male», accusa il Wwf che parla di «strage». «Non tagliamo alberi per hobby», rispondono il sindaco Diego Ferrara e l’assessore Chiara Zappalorto, «ma perché possono cadere da un momento all’altro. La nostra priorità è la sicurezza, la loro, invece, qual è?». Muro contro muro tra ambientalisti e amministrazione: da lunedì, in viale Benedetto Croce, partirà il taglio degli alberi che, secondo sindaco e assessore, sono a rischio caduta. Spariranno i primi 14 pini e platani. Poi, toccherà a via Ricci con 7 piante di sofore e, a seguire, interventi nei parchi.
«Bisognerà, a Chieti, cambiare il nome a molte strade, che non avranno più diritto a fregiarsi del prestigioso titolo di “viale”. Questo sostantivo indica una strada alberata mentre il capoluogo teatino rischia di non averne più», dice il Wwf. «Peggio ancora il fatto che, a quanto pare, le eventuali ripiantumazioni non avverranno lungo le strade dove saranno operati i tagli, ma altrove. Il provvedimento segue quello già parzialmente attuato in alcune aree, ad esempio alla Villa, dove la semplice osservazione dei monconi delle essenze appena abbattute aveva a suo tempo dimostrato che il rischio caduta era nella gran parte dei casi del tutto inesistente. Una consapevolezza che però non ha favorito ripensamenti». Sindaco e assessore hanno parlato di scelta condivisa: «In realtà, almeno per il Wwf», dice l’associazione, «c’è stata solo una telefonata, giovedì 30, del sindaco e dell’assessore che hanno annunciato l’avvio dei lavori previsto per lunedì. Questa è una “informazione” e non una condivisione. Se davvero tutti gli alberi condannati fossero in condizioni precarie di stabilità bisognerebbe recitare il mea culpa per decenni di manutenzione carente, chiedere i danni per lavori sui sottoservizi che hanno danneggiato le radici, cercare soluzioni che possano evitare la morte di 80 alberi».
«Accogliamo con stupore misto a perplessità il feroce attacco del Wwf», replicano Ferrara e Zappalorto, «Si tratta di un’azione che non è possibile procrastinare, semplicemente perché gli alberi, sottoposti a indagini tecniche su stabilità e stato di salute, sono risultati in categoria D, dunque possono collassare da un momento all’altro e visto che 40 degli 80 esemplari su cui dovremo intervenire si trovano in ambiti scolastici, dobbiamo agire prestissimo, a tutela dell’incolumità dei bambini in primis, ma anche della comunità tutta, perché gli altri sono a ridosso di strade, piazze e parcheggi. Ci meraviglia che l’associazione non consideri la sicurezza un argomento prioritario nella sua idea di tutela del verde pubblico. Ci duole poi davvero molto dover constatare che chi dovrebbe fare della tutela ambientale un caposaldo della sua azione a vantaggio della comunità, si limiti solo a criticare e demolire l’azione di chi fa pubblica manutenzione degli alberi, che è cosa necessaria». (p.l.)