Scontro sui debiti del Cus Il buco è di 15 milioni

19 Dicembre 2017

Il rettore Caputi dà l’ultimatum al Centro universitario sportivo: no a transazioni Lettera al presidente nazionale Lentini per fare fuori Di Marco: serve un nuovo ente

CHIETI. Scontro sul contenzioso milionario tra l’ateneo d’Annunzio e il Centro universitario sportivo (Cus) di Chieti. Secondo l’università, il Cus presieduto da Mario Di Marco deve pagare all’ateneo oltre 4 milioni di euro, a causa di una sentenza del Consiglio di Stato, e ne potrebbe dover pagare altri 10 milioni per cui si attende la sentenza della Corte d’appello. Un contenzioso talmente grande che l’ateneo non pensa di riuscire ad appianare con una transazione e perciò sceglie di azzerare il Cus Chieti chiedendo la formazione di un nuovo Cus. La proposta ufficiale arriva con una lettera firmata dal rettore Sergio Caputi e dal dg Giovanni Cucullo. È indirizzata al presidente del Centro universitario sportivo italiano (Cusi) Lorenzo Lentini. In premessa ci sono le cifre del contenzioso: «Il Cus è stato condannato (sentenza 1778/2015 Consiglio di Stato) a pagare a questo ateneo 4.073.853 euro», si legge. «A ciò si aggiungono ulteriori voci di debito per controversie avviate dal Cus Chieti contro l’ateneo e tutte conclusesi sfavorevolmente per il Cus. In particolare pende in appello una controversia che vede l’università chiamata a rispondere per una fideiussione sottoscritta nel 2011 a favore del Cus di oltre 10 milioni di euro. La causa si è conclusa positivamente in primo grado per l’ateneo, ma il Cus ha impugnato la decisione chiedendo al giudice di appello che questo ateneo sia costretto a pagare, appunto quale fideiussore, i debiti del Cus. Nell’ipotesi molto remota di accoglimento dell’appello, l’ateneo dovrebbe estinguere le obbligazioni del Cus». Questa richiesta, che il Cus fece alla passata gestione universitaria, pare abbia fatto propendere anche i nuovi vertici della d’Annunzio a voler azzerare il Comitato universitario sportivo teatino. «La notevole esposizione debitoria, in parte ormai incontestabile e in parte potenziale, che il Cus ha con l’ateneo impedisce tra gli enti ogni rapporto istituzionale», continua infatti la lettera. Ma la d’Annunzio non vuole gestire lo sport universitario senza il Cus. Ecco perché chiede al Cusi di adoperarsi perché possa farlo con un altro e diverso Cus. «Questo ateneo non ha intenzione di realizzare la propria attività in ambito sportivo senza essere affiancato dal Cusi e per esso dal singolo Cus», si legge infatti ancora. Di qui la richiesta al Cusi, assolutamente inedita e irrituale, «di volersi adoperare affinché possa originarsi un nuovo Cus che non abbia pendenza alcuna con l’ateneo». Riprenderebbero così anche le attività a tutt’oggi sospese.