Scontro sulla mensa scolastica: la Ladisa va al Consiglio di Stato

L’azienda barese chiede di annullare la sentenza del Tar con cui è stata esclusa dal maxi appalto Continua la battaglia a colpi di carte bollate: resta in bilico l’assegnazione del servizio da 5 milioni
CHIETI. La Ladisa va al Consiglio di Stato per continuare a gestire il servizio mensa. Il gestore della refezione scolastica propone appello dopo aver bloccato con il primo ricorso al Tar l’appalto da quasi 5 milioni di euro messo a bando dal Comune. La serie di ricorsi incrociati aveva fatto sì, infatti, che il colosso nazionale della ristorazione con sede a Bari potesse continuare a preparare i pasti per le scuole teatine fino alla fine dell’anno scolastico ma che fosse escluso dalla gara alla quale era arrivato terzo in graduatoria. L’estromissione è stata stabilita da una sentenza del Tar emessa il 19 gennaio scorso. E ora Ladisa chiede che quel provvedimento venga annullato. Cancellandolo, o comunque modificandolo in parte, la Ladisa cerca di essere riammessa alla gara e avere dunque la possibilità di continuare a servire i pasti a scuola.
Con la sentenza dello scorso gennaio il Tar aveva messo fuori gioco il vertice della graduatoria stilata dal Comune per assegnare il servizio: le prime tre ditte – nell’ordine il Consorzio Appalti Italia, il Compass Group e la Ladisa – erano state escluse dalla gara. Secondo il Tar, tutte e tre le ditte avevano sbagliato nel presentare l’offerta economica al Comune e per questo andavano escluse. Per quanto riguarda la prosecuzione del servizio mensa, il tribunale amministrativo aveva lasciato all'amministrazione comunale la decisione su cosa fare dell’appalto contestato. Due le opzioni allo studio degli assessori agli affari legali e all'istruzione, Enrico Raimondi e Teresa Giammarino: annullare tutto e procedere a una nuova gara d'appalto oppure far scorrere la graduatoria della gara già fatta per individuare un nuovo gestore, escludendo i primi tre posti.
Ma la Ladisa non ci sta a venire esclusa dalla gara e ricomincia la battaglia giudiziaria sul bando pubblicato dal Comune il 22 dicembre del 2020. Bando che la Ladisa aveva già impugnato con il primo ricorso al Tar depositato circa un mese dopo dalla pubblicazione, il 19 gennaio del 2021. In un primo momento aveva ottenuto ragione, tanto che in via cautelativa era stata concessa la sospensiva, con tanto di stop del servizio proprio all'inizio del nuovo anno scolastico, quando avrebbe dovuto ripartire nell'ottobre del 2021. Con l'appalto bloccato il Comune fu costretto a sdoganare i pasti da casa, con grandi disagi per le famiglie e polemiche politiche. L'opposizione consiliare, partendo dalle proteste delle famiglie, ha iniziato a incalzare l'amministrazione comunale tacciandola di incompetenza e incapacità amministrativa. Per uscire dalla difficile situazione che si era venuta a creare il Comune fu costretto ad affidare nuovamente alla Ladisa, gestore uscente, il servizio mensa fino a che il Tar non avesse deciso nel merito. Decisione arrivata a gennaio scorso con la sentenza contestata dalla ditta pugliese. Se l'appello della Ladisa al Consiglio di Stato dovesse andare a buon fine, la Ladisa resterebbe in gara ma non più al terzo posto, visto che le prime due ditte sono state escluse, e quindi il Comune potrebbe riaffidare alla ditta pugliese il servizio di ristorazione.
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