Scoperta la banda dei ricatti sessuali

29 Luglio 2020

Uomini adescati su Facebook da donne avvenenti, filmati nudi e minacciati: «Se non pagate, diffondiamo i video»

CHIETI. Lui pensava fosse un gioco erotico, invece era una trappola. Maria, così ha detto di chiamarsi, stava solo recitando un copione ripetuto chissà quante volte con un unico obiettivo: farlo spogliare su Skype, davanti alla telecamera del computer, per poi registrare un video osé e ricattarlo: «Se non paghi, lo giro a tutti i tuoi contatti di Facebook». Lui, un uomo di 40 anni con moglie e figli, è caduto nel tranello. All’inizio ha tirato fuori 200 euro, poi – messa da parte la vergogna – ha denunciato tutto alla squadra mobile di Chieti. Anche perché le intimidazioni stavano assumendo contorni inquietanti. «Ti rapiamo i figli», erano arrivati a scrivergli. Dopo un’inchiesta durata un paio di mesi, i poliziotti del vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale con tentacoli fino in Costa d’Avorio. Per ora, a finire nei guai è stato l’uomo che ha ricevuto sulla sua carta Postepay il denaro versato dalla vittima: R.M., 56 anni, residente vicino Bergamo. Ma il 40enne non è l’unico ad aver abboccato: nella provincia teatina ci sono almeno altre tre vittime. Per farsi un’idea del giro d’affari illecito, è sufficiente una cifra: sul conto dell’indagato, nel giro di appena quattro mesi, sono confluiti più di 30mila euro per un totale di 35 versamenti frutto di estorsioni.
IL PRIMO APPROCCIO È lo scorso febbraio quando il 40enne riceve su Facebook la richiesta di amicizia da parte di una ragazza bionda e di forme generose. Racconta di essere italiana e si mostra aperta a nuove esperienze. Le conversazioni vanno avanti per un paio di giorni e raggiungono un livello di confidenza tale che lei, ottenuto il consenso di parlare via Skype, si spoglia mostrando le parti intime tramite webcam.
LA TRAPPOLA All’inizio non c’è alcuna richiesta di denaro, tutto avviene nell’ambito di un gioco erotico assolutamente consensuale. A un certo punto, infatti, anche all’uomo viene chiesto di denudarsi completamente. Lui accetta, e qui cominciano i guai. Quello che Maria fa, infatti, si chiama in gergo sextortion, ovvero estorsioni sessuali virtuali. Sul cellulare della vittima, da un numero con prefisso internazionale della Costa d’Avorio, arriva una prima richiesta estorsiva di 200 euro. Il malcapitato, temendo che quel video di 20 secondi finisca ovunque su internet, versa i soldi sulla Postepay indicata dall’estorsore. Ma, nei giorni successivi, arrivano ulteriori pressanti richieste di denaro fino a 2.500 euro, oltre che minacce rivolte sia al 40enne che ai familiari. Quando la vittima non è più in grado di gestire la situazione, si rivolge alla polizia.
LE INDAGINI L’attività investigativa della terza sezione della squadra mobile fa emergere che i 200 euro sono finiti sulla carta prepagata intestata a un uomo di Bergamo, già condannato per reati analoghi. Dall’analisi dell’estratto conto viene fuori che tutto il denaro versato sulla Postepay era stato ritirato in Costa d’Avorio oppure utilizzato per fare acquisti in quella nazione, in particolare nella città di Abidjan. Non solo: il 40enne non è l’unica vittima, perché risultano numerosi pagamenti da ogni parte d’Italia, compresa la zona del Vastese, per somme che variano da 50 a 2.500 euro per ogni singola dazione. Al contrario dell’uomo che si è rivolto alla questura teatina, però, gli altri non hanno denunciato. Nei confronti di R.M. scatta una segnalazione per estorsione alla procura di Lanciano: rischia di essere indagato anche per riciclaggio. Adesso gli accertamenti non si fermano: l’obiettivo è arrivare ai complici, ma non sarà facile identificarli considerando che le indagini portano fino in Costa d’Avorio.
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