Scoperti 227 lavoratori irregolari: scatta la multa da 220mila euro

28 Settembre 2023

Nel mirino una società amministrata da un imprenditore cinese che gestisce un grande magazzino: la maggior parte dei dipendenti in nero era italiana e lavorava 12 ore al giorno pur essendo part-time

CHIETI. La guardia di finanza del comando provinciale di Chieti ha scoperto 227 lavoratori irregolarmente impiegati, dei quali 61 completamente in nero, in un grande magazzino di San Giovanni Teatino che opera nella vendita di un’ampia gamma di prodotti, tra i quali articoli di abbigliamento, mobili, elettrodomestici, ferramenta, cosmetici, gioielli, giocattoli e articoli sportivi.
Nello specifico, le fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria, nel corso di un controllo fiscale alla società, amministrata da un cinese, hanno constatato che dal 2021 e in maniera sistematica aveva impiegato i dipendenti – la maggior parte di loro italiani – in parziale o totale evasione contributiva con violazioni della legislazione in materia di lavoro.
In particolare, anche grazie all’intervento di un militare specializzato in “computer forensics&data Analysis”, che ha il compito di dare supporto tecnico alle investigazioni per la raccolta di elementi di prova su sistemi informatici, a seguito dell’ispezione negli uffici amministrativi dell’azienda, è stata travata copiosa documentazione a comprova dell’esistenza di una gestione parallela nella quale erano riportate operazioni non contabilizzate. «Tra queste», spiega la finanza, «le retribuzioni dei dipendenti che, anche se formalmente assunti con contratti part-time, venivano impiegati a tempo pieno fino a 12 ore al giorno per 6 giorni settimanali; la presenza di addetti risultati privi dei relativi contratti di lavoro; il sistematico ricorso alla retribuzione in contanti per le ore di lavoro effettivamente prestate in esubero a quelle “conteggiate” in busta paga, tramite erogazioni non “tracciate”».
Secondo le fiamme gialle, quanto è emerso dall’estrapolazione di dati e documenti è riconducibile ad un “sistema” collaudato «finalizzato all’elusione degli obblighi fiscali e contributivi, ciò avvalorato da numerosi dipendenti ed ex-dipendenti che, vincendo il vincolo di subordinazione legato alla regola del “prendere o lasciare”, dettato dall’impresa, hanno reso dichiarazioni confermative delle ricostruzioni operate dai militari».
Nei confronti dell’azienda è stata quindi avviata la procedura della diffida alla regolarizzazione delle posizioni dei lavoratori e al pagamento della cosiddetta maxi-sanzione, «calcolata ricostruendo le giornate di effettiva presenza al lavoro dei dipendenti, in circa 180.000 euro, più oltre 40.000 euro riferibili a diverse, ulteriori irregolarità riscontrate, quali l’omessa o infedele registrazione di dati obbligatori sul “libro unico del lavoro” e la violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti delle retribuzioni».
Il colonnello Michele Iadarola, comandante provinciale della finanza, «evidenzia l’efficacia dell’azione di contrasto delle fiamme gialle teatine verso il fenomeno del sommerso da lavoro che costituisce una piaga per l’intero sistema economico perché sottrae risorse all’erario, mina gli interessi dei lavoratori, spesso sfruttati e alimentando di fatto una competizione sleale a scapito delle imprese oneste, essendo orientato alla riduzione illegale dei costi di “struttura” (fiscali, organizzativi e del lavoro) per massimizzare i profitti». (red. ch)
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