Scoppia il caso dei 4 milioni alla Deco

Il maxi debito del Comune per la discarica deciso con un arbitrato. Cifra già prelevata dalle tasche dei cittadini con la Tares
CHIETI. Il Comune di Chieti deve versare alla Deco, società che gestisce la discarica comunale di località Casoni, 3.753.791,12, somma da inserire tra i debiti fuori bilancio, che ieri è stata discussa in commissione finanze prima di approdare nel consiglio comunale di lunedì. Ma i consiglieri di minoranza Alessandro Giardinelli, Luigi Febo, Marco Marino, Gianni Di Labio, Ennio Marrone e Vincenzo Ginefra, non hanno voluto esprimersi sull’argomento e hanno lasciato la riunione; mentre qualcuno della maggioranza si è riservato di affrontare il tema in aula.
Il caso, che si pone all’inizio di una campagna elettorale che si annuncia agguerrita, sarà senz’altro motivo di scontro. Anche perché la questione per arrivare all’arbitrato non è del tutto pacifica. La somma deriva da un progetto, presentato dalla Deco, di adeguamento della discarica entro il settembre del 2003. Il progetto prevedeva l’importo complessivo di 12 milioni: 3 milioni per realizzare le opere di adeguamento e 9 milioni per la gestione trentennale dopo la chiusura della discarica. Il piano fu approvato dalla Regione nel 2007. Le somme per la realizzazione dei progetti dovevano essere reperite dall’utenza (e quindi dai cittadini) che usufruisce del servizio. Ebbene, i soggetti che hanno beneficiato del servizio hanno versato la loro quota parte, mentre il Comune di Chieti non lo ha mai fatto perché il dirigente del VII settore Giuseppe La Rovere ritiene che il Comune deve versare la propria quota solo relativamente alle opere di adeguamento della discarica e non per la gestione trentennale post chiusura. Questa, essendo una attività giunta a esaurimento del contratto, non interessa la Deco. E anzi deve essere regolata da nuovo appalto. La società dei rifiuti invece sostiene di conservare la figura di gestore, anche dopo la chiusura della discarica, per estensione di legge e in forza di un ulteriore contratto di affidamento per il trattamento dei rifiuti. Un contratto però che non è stato mai redatto in forma pubblica e mai registrato ma che risulta firmato in bozza dall’allora assessore all’ambiente e dal dirigente pro tempore del settore rifiuti. Anche in questo caso il dirigente non ha mai riconosciuto questo contratto come valido. Tanto ce n’era per portare il contenzioso davanti a un «giudice arbitro».
Il lodo arbitrale, costato circa 110mila euro, è stato affidato all’avvocato Antonio Pimpini, ex socio di studio del sindaco Umberto Di Primio.
Nel 2013 la decisione che vede soccombente il Comune condannato a pagare 3 milioni 753mila e 791 euro alla Deco. «Siamo andati via perché siamo concordi con il parere del dirigente», dice Giardinelli «per la gestione post chiusura è necessario un nuovo appalto. Invece il Comune ha iscritto la somma di 3.165.000 nella Tares del 2013 a parziale copertura del debito (aumentando ai cittadini di Chieti la tassa del 30 per cento). Una vergogna».
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