Scoppia la lite sulle tasse L’Enel batte il Comune

I giudici dicono no al balzello sulle condotte sotterranee: accolto il ricorso presentato dal colosso dell’energia. E l’ente perde centinaia di migliaia di euro
CHIETI. Tra l’Enel e il Comune di Chieti scoppia la lite per il pagamento delle tasse. Il caso finisce in tribunale e ad aggiudicarsi la partita da centinaia di migliaia di euro, davanti ai giudici amministrativi, è il colosso dell’energia. La sentenza del Tar di Pescara non solo azzera le cartelle di pagamento che l’ente aveva inviato alla società, ma annulla integralmente «il regolamento comunale per l’applicazione del canone concessorio non ricognitorio», ovvero la tassa prevista per l’occupazione permanente delle strade. Per Palazzo d’Achille, dunque, va in fumo un’altra entrata. Ed è l’ennesima notizia negativa per le casse ormai vuote dell’ente, finite più volte nel mirino della Corte dei Conti. Il Comune e la Teateservizi, la società a totale capitale pubblico che si occupa della riscossione dei tributi, sono stati peraltro condannati anche a pagare le spese legali.
In sentenza, il Tar di Pescara ribadisce un principio fondamentale per le aziende che si occupano dell’erogazione di servizi: la tassa è legittima solo per il periodo di tempo in cui i lavori di realizzazione delle condotte sotterranee impediscono l’utilizzo della strada. Al contrario, «l’imposizione del canone non può proseguire durante il periodo successivo, che può essere anche pluridecennale». Nel caso specifico, il ricorso di Enel va accolto «in quanto l’utilizzo del sottosuolo stradale da parte della società non incide in alcun modo sulla pubblica fruizione della sede stradale».
Ma i giudici amministrativi (presidente Renata Emma Ianigro, consigliere Massimiliano Balloriani, consigliere estensore Pietro De Barardinis) vanno oltre: al di là del caso specifico dell’Enel, ad essere illegittimo è l’intero regolamento comunale sul «canone non ricognitorio», approvato con la delibera di consiglio comunale del 29 novembre del 2013 e aggiornato due anni dopo con nuove tariffe.
Il motivo? È come se il Comune facesse pagare alle aziende due volte la stessa tassa. C’è una norma, infatti, che impone agli enti locali «di detrarre dalla misura complessiva della Tosap o della Cosap l’importo di altri canoni previsti dalla legge, riscossi per lo stesso motivo». In sostanza, va fissata «una soglia massima di prelievo all’evidente scopo di evitare la duplicazione di oneri connessi al medesimo presupposto impositivo». Comune e Teateservizi, citati davanti al tribunale amministrativo, hanno di fatto rinunciato a difendersi e «non si sono costituiti in giudizio». E ora dovranno pagare anche 2mila euro di spese legali.
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