Scopre in aula che Terna le chiede cinque milioni

19 Febbraio 2016

L’amara sorpresa dopo aver portato la società dell’elettrodotto in tribunale per riavere il terreno espropriato. Il legale della donna: c’è un verbale falso

LANCIANO. Hanno scoperto di avere otto citazioni a giudizio e sedici denunce penali da parte di Terna. Franca Colanero e il marito Aurelio Del Bello lo hanno appreso (grazie a una richiesta di accesso agli atti) nel giorno dell’udienza davanti al giudice civile Giovanni Nappi, dopo l’avvio dell’azione legale per riprendersi il terreno che con fatica e sudore hanno acquistato anni fa e sul quale la società elettrica ha realizzato il traliccio dell’elettrodotto e fatto passare i cavi dell’alta tensione.

Se Silvia Ferrante, la mamma attivista citata 24 volte a giudizio da Terna, per un risarcimento complessivo che ammonta a 16milioni di euro per aver impedito «con la violenza» le operazioni di immissione in possesso, Franca Colanero e il marito non sono da meno. Otto citazioni da circa 630mila euro (il totale fa circa cinque milioni), la prima delle quali ci sarà il prossimo 29 febbraio. La coppia ha pendenti anche sedici denunce penali per violenza, minacce e lesioni contro i dipendenti di Terna, relative agli scontri dell’8 luglio 2015, tra tecnici e manifestanti, che erano avvenuti sul terreno della famiglia Del Bello a Sant’Onofrio e dove la stessa Franca era rimasta ferita.

L’8 luglio è il giorno attorno a cui ruota anche la denuncia presentata dalla famiglia Del Bello contro Terna per riavere il terreno occupato dai tralicci. Attraverso l’avvocato Pietro Silvestri del foro di Lanciano, i coniugi hanno avviato ieri l’azione di reintegra del proprio bene nei confronti della società, sulla base del fatto che l’immissione in possesso dei terreni non c’è mai stata. L’8 luglio scorso, appunto, l’immissione sul fondo della donna era stata sospesa e non eseguita a seguito dei tafferugli che sono scoppiati. Era stata la polizia a sospendere tutto. Dopo quel giorno la famiglia non ha ricevuto, come di rito, il nuovo decreto di immissione in possesso del proprio terreno ma di contro si è vista realizzare l’opera “in casa”.

«Abbiamo presentato la querela di falso del verbale presentato da Terna della presa in possesso del terreno», spiega l’avvocato Silvestri, «perché si dichiara che l’immissione è avvenuta in assenza del proprietario. Ma i proprietari c’erano e non solo loro. Inoltre era stata la polizia a dichiarare sospesa l’immissione. Il giudice si è riservato la decisione al 3 marzo». «Rivoglio il mio terreno», dice Franca Colanero, «chiediamo il rispetto della legge che permette l’opposizione alla presa in possesso del terreno che abbiamo comprato e pagato. La nostra è la battaglia di una formica contro un elefante, ma andiamo avanti perché non abbiamo dato il consenso a prendere il nostro terreno».

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