Scortati dai carabinieri i testimoni dei roghi

10 Marzo 2017

Clima teso in tribunale dove si tiene il processo sulla notte di fuoco del 2014 Martusciello dice di avere un alibi. Il giudice rinvia l’udienza al 18 maggio

Il clima era piuttosto teso, ieri mattina, nell’aula del tribunale di Vasto. Davanti ai giudici è stata rivissuta una delle notti più drammatiche vissute a Gissi, quella del primo febbraio 2014. Una notte di fuoco che terrorizzò il paese. L’udienza si è aperta con l’audizione dei testimoni dell’accusa, arrivati in aula accompagnati dai carabinieri. La loro testimonianza è stata in parte diversa dalle dichiarazioni fatte a caldo dopo i roghi. Incalzati dai giudici, i testimoni hanno minimizzato. Quattro i presunti autori del duplice incendio doloso divampato la notte del primo febbraio 2014, pochi minuti dopo l’una. Il fuoco quella notte distrusse il furgone del titolare della pescheria del paese, M.M., e la Fiat Punto di un pensionato. Le indagini dei carabinieri sfociarono con l’accusa di incendio doloso a carico di Lino Croce, Mario e Domenico Zaccardi e Fabio Martusciello. Quest’ultimo ieri mattina, assistito dall’avvocato Arnaldo Tascione ha voluto rendere delle dichiarazioni spontanee. L’uomo ha rigettato le accuse con determinazione. «Il mio cliente ha fornito un alibi. La notte degli incendi era a Montedorisio e non a Gissi», ha detto l’avvocato Tascione. «Non può essere lui la persona ripresa dalle telecamere». Gli altri imputati assistiti dagli avvocati Nicola Chieffo e Fiorenzo Cieri,non hanno parlato. I difensori contestano la fedeltà delle immagini catturate dalla videosorveglianza, a loro dire poco nitide.Il giudice ha quindi aggiornato l’udienza al 18 maggio per la discussione finale, le requisitoria, le arringhe e la sentenza. Non è detto, tuttavia, che a maggio anche Lino Croce (cognato di Lorenzo Cozzolino, vittima di un incendio doloso del suo appartamento e assolto nel 2015 da un altro incendio doloso appiccato a due auto nel 2011) non voglia fare a sua volta dichiarazioni in aula. Al di là della videosorveglianza, gli investigatori hanno fin dall’inizio delle indagini ipotizzato un dispetto per vicende private. Una sorta di spedizione punitiva. Del resto l’incendio del 1° febbraio 2014 avvenne a distanza di qualche mese da un’altra esplosione. Il clima a Gissi per quattro anni fu rovente. La situazione si calmò con le rivelazioni del collaboratore di giustizia, Lorenzo Cozzolino dalle quali è scaturita l’operazione Adriatico. La titubanza del testimoni chiave non ha deposto a favore degli imputati. L’attesa per la sentenza è grande. (p.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA