Scuola di guerra sulla Linea Gustav

25 Ottobre 2014

Casoli, militari britannici sui luoghi del Fronte: «La morfologia della Maiella come l’Afghanistan»

CASOLI. In Abruzzo come in Afghanistan, ma gli abruzzesi non sono i talebani. Una pubblicazione in Inghilterra del ricercatore teatino Francesco Di Cintio sul confronto tra la guerra in Abruzzo e quella più recente nel Paese asiatico, ha prodotto un viaggio in Italia sui luoghi della Linea Gustav da parte di trenta giovani ufficiali della Compagnia B del 4° Battaglione paracadutisti dell’Esercito britannico, guidati dal tenente colonnello Giles Matthew Timms, ex-combattente in Afghanistan, e dal maggiore Richard Hargreaves, 95 anni da poco compiuti, veterano della Seconda guerra mondiale che 71 anni fa combatté proprio nella zona dell’Aventino. Timms ricopre oggi l’incarico di Hargreaves nella stessa Compagnia. Il viaggio è iniziato l’altro ieri a Casoli, dal cui castello ducale i paracadutisti inglesi hanno avuto una visione d’insieme del fronte Aventino-Basso Sangro, seguendo anche le spiegazioni di Di Cintio su una cartina IGM.

A Palombaro per osservare le postazioni tedesche sulla Maiella. Da Casoli a Palombaro, dove alcuni civili indicarono ai paracadutisti inglesi le postazioni tedesche. Da una balconata di Palombaro Timms paragona la morfologia “rugosa” della Maiella orientale a quella dell’Afghanistan. Ma i civili abruzzesi di aiuto agli inglesi, spiegherà più tardi Hargreaves, erano leali, nonostante l’iniziale diffidenza britannica verso di loro, considerati nemici. Timms, invece, con la sua compagnia in Afhanistan, è stato circondato e ferito da un gruppo di talebani prima collaborativi. Camminando per le stradine di Palombaro sono ancora visibili sui muri alcune scritte d’epoca fascista (“Vincere!”), che suscitano l’ilarità dei militari, spenta spenta davanti a una lapide che ricorda un giovane partigiano.

A Pennapiedimonte, posizione dominante il fronte Maiella Oientale. Il viaggio prosegue verso Pennapiedimonte, preda di un furioso temporale com pioggia mista a neve, che però non spaventa i paracadutisti che - a maniche di camicia - si arrampicano sulla cima dello sperone roccioso del Balzolo, su cui i tedeschi nel 1943 avevano una loro postazione di controllo da Guardiagrele a Orsogna, Castelfrentano, Casoli e la zona dell’Aventino. Fu il maggiore Leslie Jhon “Paddie” Deacon a portare i suoi paracadutisti sulla cima del Balzolo mettendo in fuga i tedeschi e così potendo sfondare la Linea Gustav l’8 dicembre, e venti giorni dopo fece lo stesso a Guardiagrele. Seguì le indicazioni dei partigiani della Maiella, che però non parteciparono a questi attacchi perché troppo difficili per loro. Dalla posizione dominante di Pennapiedimonte Deacon cercò di convincere il comando neozelandese a muovere verso Orsogna da Guardiagrele, seguendo la tattica più adatta a questo territorio: incursioni e brevi scontri. Ma i neozelandesi preferivano la battaglia aperta con i carrarmati, e subirono una pesante sconfitta.

A Casoli per la Scuola di guerra. Nel pomeriggio di nuovo a Casoli, al teatro, in collegamento Skype con Paddy Deacon che in questi giorni è in Kenia. Così tra Deacon, Hargreaves, Timms e lo stesso Di Cintio avviene una lunga discussione sulle strategie belliche messe in atto in quel periodo dall’VIII Armata britannica, quelle che hanno avuto successo e quelle fallite. E’ una vera e propria “Scuola di guerra”, che prosegue, a distanza, le lezioni che i giovani ufficiali seguono nel loro quartier generale inglese a Colchester Barracks.

Civitella Messer Raimondo, accoglienza del sindaco e ricordi del primo scontro con i tedeschi. Il mattino successivo tutti a Civitella per rendere omaggio al tenente Pat Angier, che il 6 dicembre attaccò una pattuglia tedesca a Civitella con alcuni italiani, ma due settimane dopo fu ferito gravemente a Gessopalena. A Civitella gli ospiti vengono ricevuti con tutti gli onori dall’amministrazione comunale, che li accoglie con doni di pergamene e targhe a Hargreaves e Timms e alla loro compagnia, sotto le bandiere della Union Jack e del Tricolore e con la musica e il canto degli inni nazionali (“God Save the Queen” e “Fratelli d’Italia”). Sono presenti gli alunni delle elementari, cittadini e due partigiani superstiti, Pasquale Martinelli e Michele Mancini, quest’ultimo testimone dell’attacco inglese del 6 dicembre al “Girone”, episodio ricordato anche da Hargreaves che vi prese parte insieme a Lione Wigram. «Vi siamo grati», ha detto il sindaco Danilo D’Orazio, «per quello che noi siamo oggi, uomini liberi». Un po’ di commozione sui volti dei più anziani, e di Hargreaves in particolare, subito fugata da un rinfresco tipicamente abruzzese. Nel pomeriggio visita al Museo della guerra di Ortona guidati da Andrea Di Marco, ricco di esposizioni di fotografie della battaglia e dell’esercito britannico. Un Esercito sempre in movimento, di lunghe tradizioni, fedele alla regina, e raccolto nell’onorare i suoi morti, come a Torino di Sangro, dove è facile ricordare i versi di quel giovane poeta inglese ucciso in Francia nella Grande Guerra: “Dove morirò, là seppellitemi, poiché là è Inghilterra”.

Gino Melchiorre

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