Scuola guida, finti corsi e l’imbroglio dei rinnovi: 15 imputati, le prime condanne

Chieti. Secondo l’accusa, l’autoscuola ha attestato falsamente la presenza degli iscritti in sede per ottenere dalla Motorizzazione la conferma dell’attestato d’idoneità professionale
CHIETI. La scorciatoia illegale per accaparrarsi il rinnovo di un documento di guida porta ora alla condanna di alcuni, e per altri al processo. Dopo la conclusione delle indagini, l’inchiesta sulla truffa dei corsi di guida fantasma organizzati in un’autoscuola guida di Chieti, registra i primi epiloghi giudiziari per le quindici persone coinvolte. Davanti al giudice dell’udienza preliminare, Enrico Colagreco, ieri quattro imputati hanno patteggiato una pena di otto mesi, un quinto ha fatto lo stesso per un anno, e altri due sono stati condannati con rito abbreviato a otto mesi. Quanto agli altri otto, uno è stato dichiarato irreperibile, mentre per sette di loro si apriranno le porte del processo: il giudice li ha rinviati a giudizio fissando la prima udienza per il prossimo 4 novembre.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani e condotta dalla squadra di polizia giudiziaria della Polizia stradale di Pescara, aveva acceso i riflettori su un presunto sistema fraudolento per il rinnovo della Carta di qualificazione del conducente (Cqc) senza la reale frequenza dei corsi obbligatori. Secondo l’accusa, il titolare dell’autoscuola ha attestato falsamente la presenza degli iscritti alle lezioni, inducendo in errore la Motorizzazione civile che provvedeva così al rinnovo dell’abilitazione professionale. Tra gli imputati figurano anche diversi autotrasportatori provenienti non solo dalla provincia di Chieti ma anche da altre regioni italiane. Gli indagati sono infatti residenti fra Chieti, Rosciano, Montesilvano, Francavilla al Mare, Melara (Rovigo), Albignasego (Padova), San Salvo, San Ferdinando di Puglia (Bari), Bisenti, Roccamontepiano, Ortona, Cassino (Frosinone), Collecorvino e Mola di Bari.
L’indagine era nata come sviluppo di un’altra attività investigativa, svolta nel dicembre 2023 alla Motorizzazione teatina. In quell’occasione, uno straniero era stato sorpreso durante l’esame per il conseguimento della Cqc con microcamere, auricolari e trasmettitori nascosti sotto gli abiti per ricevere suggerimenti dall’esterno. Da quel filone gli investigatori erano riusciti a risalire ad alcune patenti rilasciate dopo corsi che, secondo gli accertamenti, non sono mai stati realmente frequentati. Le verifiche della Stradale avevano infatti evidenziato come alcuni corsisti, negli stessi giorni e nelle stesse ore in cui risultavano presenti alle lezioni, si trovassero in realtà in località diverse, anche molto distanti da Chieti.
Con l’udienza preliminare si chiude così una prima fase dell’inchiesta: mentre per alcuni imputati la vicenda si definisce con i riti alternativi, per gli altri sarà il dibattimento, al via il 4 novembre, a fare piena luce sull’intera vicenda.

