Scuola, Miur condannato a risarcire 54 precari

17 Novembre 2015

Il giudice del lavoro di Lanciano accoglie il ricorso di docenti e personale L’avvocato: «Il risarcimento concesso per la mancata assunzione in ruolo»

LANCIANO. Il ministero dell’Istruzione dovrà risarcire 54 precari della scuola della zona frentana. Con l’ultima sentenza di ieri, relativa ai ricorsi di 29 tra docenti e collaboratori scolastici, il giudice del lavoro del tribunale di Lanciano, Andrea Belli (che adesso passerà definitivamente al penale), ha chiuso i procedimenti aperti contro il Miur per la mancata immissione in ruolo di insegnanti e personale Ata. In totale, tra mensilità non corrisposte e scatti di anzianità, il Ministero dovrà sborsare (al netto di eventuali ricorsi), solo nel Frentano, oltre mezzo milione di euro.

La maxi-sentenza di ieri accoglie le richieste di altri 29 precari della scuola. In molti casi persone di mezza età che lavorano da 10-15 anni. Nell’arco di un mese sono in totale 54 i docenti e i collaboratori che hanno vinto la (prima) battaglia contro il Miur per la mancata immissione in ruolo. Precari che in realtà, come riconosciuto dal giudice del lavoro, occupavano posti ormai vacanti.

I 29 ricorrenti, ipatrocinati dall’avvocato Francesco Orecchioni per la Cisl (ma anche altri sindacati, dalla Cgil allo Snals, hanno promosso questo tipo di ricorsi nel Frentano), hanno visto riconosciuto il proprio diritto al posto fisso, dopo anni trascorsi in cattedra da precari, passando attraverso una successione indefinita di contratti a termine. Ben oltre i 36 mesi, termine dopo il quale dovrebbe scattare la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Norma la cui applicabilità per il comparto scuola era stata esclusa da una legge del 2013, ma che la Corte europea aveva dichiarato, nel novembre 2014, contraria a quella comunitaria.

«I ricorsi erano partiti nel 2011, ma l’allora giudice del lavoro di Lanciano (Paola De Nisco, ndc) aveva rinviato la decisione al pronunciamento della Corte europea», spiega l’avvocato Orecchioni, «dopo la sentenza si sarebbe dovuta pronunciare la Corte Costituzionale con relatore Sergio Mattarella, che poi è diventato presidente della Repubblica. L’iter è stato adesso concluso dal giudice Belli, prima di lasciare l’incarico, il quale ha accolto i ricorsi. Anche nel caso in cui docenti e personale Ata fossero, nel frattempo, stati assunti in ruolo».

Il giudice del lavoro ha accolto, in questi casi, la richiesta di risarcimento del danno, quantificato in una media di sei mensilità della retribuzione globale di fatto percepita come ultimo contratto a termine e negli scatti di anzianità. Con una media di 10-12mila euro a ricorrente, si parla di oltre 600mila euro da risarcire da parte del Miur.

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