«Scuole a pezzi» Mille studenti pronti a scendere in strada

28 Gennaio 2018

Domani il maxi corteo di protesta nel centro della città La lettera: la Provincia ci ignora. Scattano i divieti di sosta

CHIETI. Mille studenti delle scuole superiori pronti a sfilare nel centro di Chieti per protestare contro le scuole a pezzi della città. Un corteo, domani dalle 9, da piazza San Giustino fino alla sede della Provincia di Chieti in corso Marrucino «per contestare la totale assenza di interesse riguardo la disastrosa situazione strutturale degli istituti».
La lettera e le accuse. In una lettera firmata dai rappresentanti d’istituto del liceo artistico Nicola da Guardiagrele, del classico Vico, dello scientifico Masci e dell’ex magistrale Gonzaga, si denuncia che «le sollecitazioni delle presidenze e rappresentanze studentesche sono state totalmente ignorate dalle istituzioni», così scrivono gli alunni Luisa Kraja dell’artistico, Francesco Tumini e Amos Priore del classico, Stefano Barcio, Emanuele Savorani, Francesco Minnucci e Iacob Razvan dello scientifico, Matteo Retico, Stefano De Leonardis, Marco Schiazza e Vittoria Giordano dell’ex magistrale.
Un giorno di divieti. In occasione del corteo, ci sarà il divieto di sosta con rimozione forzata in piazza San Giustino e via dell’Arcivescovado dalle 7 alle 9; divieto di transito in piazza San Giustino, via Pollione e via dell’Arcivescovado dalle 7 fino allo sgombero degli studenti; divieto di sosta in corso Marrucino davanti alla sede del Comune e in via Tabassi, vico Real Liceo e larghetto Teatro Vecchio.
Artistico senza certezze. «Chi protesta comanda, chi governa rimanda», questo lo slogan della protesta studentesca. «Particolarmente grave», dicono i rappresentanti, «è la situazione del liceo artistico che, a ottobre, ha subito un crollo al seguito del quale l’istituto è stato trasferito in una sede provvisoria, del tutto inadeguata a ospitare i laboratori». E per il futuro prossimo dei 250 alunni del liceo Nicola da Guardiagrele, divisi tra l’edifico dell’ex Orsoline e quello del Seminario regionale, non ci sono ancora certezze: ragazzi e docenti sarebbero dovuti rimanere divisi in quei due palazzi fino al mese di gennaio, per poi migrare al Ciapi. Ma gennaio è quasi terminato e la soluzione adottata non sembra essere più solo “pro tempore”.
«Ritardi al Masci». «Critica», continua la lettera, «la situazione del Masci da ormai tre anni suddiviso in due sedi tra lo Scalo e il centro: protestiamo per i ritardi nella ristrutturazione nella nuova sede alla caserma Berardi, imprescindibile per il futuro dell’istituto».
«No assemblee al Vico». Al liceo Vico», proseguono gli alunni, «denunciamo l’impossibilità di svolgere assemblee d’istituto efficienti e produttive: le riunioni mensili avvengono nella palestra dell’edificio che può ospitare solo 80 persone alla volta, in una scuola in cui ci sono quasi 400 alunni». L’assenza di un’aula magna, finora, è stata tamponata con l’affitto del Supercinema: «Ma l’assemblea è un diritto degli studenti e come tale deve essere, oltre che correttamente adempiuto, anche garantito dai responsabili degli istituti: non è corretto che la scuola e gli alunni debbano pagare. La cultura appresa dai libri», concludono gli alunni, «deve essere integrata a quella proveniente dal dibattito e dal dialogo con i propri compagni di scuola. Solo così i licei potranno partorire cittadini capaci di affrontare la vita da adulti responsabili e competenti».