Scuole, cattedre scoperte per le supplenze
Denuncia della Cgil: «Non ancora assegnato un terzo dei posti per i docenti di ruolo»
CHIETI. Su 467 posti autorizzati per i docenti di ruolo nelle scuole di Chieti e provincia, «oltre un terzo non è stato attribuito per mancanza di candidati nelle graduatorie». A denunciarlo è la Flc-Cgil che, adesso, prevede: «La situazione alla ripartenza della scuola, purtroppo, anche per il prossimo anno non sarà buona».
Pochi i posti già assegnati e cattedre ancora scoperte per le supplenze: «Le scuole della provincia di Chieti hanno chiesto più organici sia di docenti che di Ata. La risposta», spiega la Cgil, «è arrivata con il contagocce. Ci sono scuole che, per numero di plessi, avranno difficoltà a tenere aperte le numerose sedi. Abbiamo chiesto, con insistenza, all’Ufficio scolastico provinciale di accogliere le richieste di maggior organico fatte dalle scuole. Il risultato è stato deludente e discrezionale. In un contesto in cui si chiede alle istituzioni scolastiche di fare un lavoro in più per aderire ai progetti previsti dal Pon e dal Pnrr e di sobbarcarsi un aggravio notevole, con organici ridotti al lumicino, si continua con provvedimenti che penalizzano la scuola pubblica anche in provincia di Chieti».
Tra i punti critici c’è la mancata conferma dell’organico Covid: «È un organico aggiuntivo che avrebbe dovuto essere strutturale. Nel 2021-’22 era stato ridotto; per il prossimo anno scolastico è prevista la sua cancellazione. È un grande errore perché quell’organico serve per garantire le ordinarie funzioni delle scuole, la sicurezza, la vigilanza a iniziare da quelle dei collaboratori scolastici. Invece questo governo ha previsto per i prossimi anni, nella legge di bilancio, un taglio degli investimenti sulla spesa corrente nella scuola e le risorse del Pnrr non sono state accompagnate da un intervento su tempo scuola, organici, risorse, riduzione del numero di alunni per classe, dimensionamento scolastico capace di garantire un’adeguata offerta formativa territoriale, con un’attenzione alle aree interne. Purtroppo a decidere sulla scuola continua a essere il ministero del Tesoro che insieme a Palazzo Chigi hanno una sola idea: risparmiare sulla spesa corrente nell’istruzione pubblica».

