Se la scuola forma solo studenti ignoranti

18 Febbraio 2016

Dal convegno sul disagio giovanile esce uno spaccato preoccupante: nuove generazioni alla deriva

CHIETI. «La scuola deve fare la scuola. Sempre più gli studenti appaiono ignoranti, sembra che non abbiano valori. Sono ragazzi vuoti». Così Sandro Di Lillo, neuropsicologo della Asl, al convegno che si è tenuto martedì mattina alla Camera di commercio di Chieti.

L'incontro tocca un tema delicato: il disagio giovanile, ruolo della scuola e delle famiglie. A organizzarlo il gruppo di lavoro del Comitato tecnico per la prevenzione al disagio giovanile operante nella provincia di Chieti e composto da sociologi, medici, operatori sociali. Un'intensa attività di monitoraggio e controllo sul territorio, sorta soprattutto grazie agli studi di Mara Maretti (ricercatrice e professoressa aggregata di sociologia), Thea Rossi (antropologa) entrambe dell'università d'Annunzio e di Rossana Tiboni, assistente sociale del nucleo operativo tossicodipendenze Chieti.

Ricerche sul campo che hanno dato vita al volume "Progettare nella Scuola. Analisi delle risposte ai bisogni formativi della provincia di Chieti". Dopo l'introduzione di Clara Evangelista, docente presso l'ufficio scolastico provinciale, il presidente della camera di commercio Roberto Di Vincenzo ricorda come sia fondamentale l'alternanza scuola-lavoro: bisogna ingenerare «capacità a fare delle scelte concrete, c'è un distacco fortissimo fra i giovani, le famiglie, le istituzioni».

Paola Fasciani responsabile dell’Unità operativa complessa dipendenze patologiche della Asl, riporta invece la sua esperienza concreta proponendo metodi di indagine sulle procedure di assistenza a diverse problematiche tipiche del mondo giovanile: dipendenze (qualsiasi esse siano) da prevenire in modo selettivo e mirato, potenziamento dei consultori per le famiglie: è necessario cogliere quei metodi di prevenzione e di cura «che funzionino».

Aggressività patologica, non riconoscimento dell'altro, violenza insensata: queste le criticità principali. Ma una delle questioni centrali appare quella della formazione degli insegnanti. Sono tutti preparati ad affrontare problemi di natura emotiva e esistenziale?

«Abbiamo una forte mole di studi su questo argomento: c'è un deficit di formazione rispetto agli insegnanti. Le ultime riforme della scuola hanno peggiorato la situazione», sottolinea Ettore D'Orazio, dirigente scolastico. E da ultimo le parole del prefetto Antonio Corona: «Spesso non ci rendiamo conto che è in atto una vera e propria deriva giovanilista. Se mancano generazioni che si assumono il compito di provvedere all'educazione alla socialità ogni patto sociale è destinato a fallire». Il problema sta tutto nei modelli educativi e culturali a cui ci si conforma, prosegue: «Le aspirazioni e le ambizioni, oggi, sono sempre più rivolte verso se stessi. Non si combatte più in nome della società. Questo è un problema con cui si dovrà fare i conti».

Edoardo Raimondi