Vasto

«Se non paghi diciamo a tua moglie che la tradisci»: 74enne ricattato, pene dimezzate agli autori

8 Luglio 2026

Il caso a Vasto, sentenza della Corte d’Appello (foto). Riviste le condanne alle due donne e all’uomo per l’estorsione di denaro ai danni dell’anziano. Soddisfatti gli avvocati dei tre

VASTO. Pene ridotte in appello per P.D., 39 anni di Vasto, G.D., 25 anni di Vasto, e M.M., di Torino ma residente a San Salvo, di 40 anni. I tre – due donne più il fidanzato di una di loro – erano stati condannati a novembre dal tribunale di Vasto per aver tentato di estorcere del denaro a un uomo di 74 anni, minacciando di rivelare alla moglie e ai parenti i suoi presunti tradimenti. I primi due avrebbero anche minacciato fisicamente la vittima. Alle già gravi accuse si erano aggiunte anche quelle di effrazione e furto a danno del Serd (servizio per le dipendenze) e di una attività commerciale.

Stando alle ricostruzioni, i fatti si sono verificati un anno e mezzo fa. La pena per P.D., condannato in primo grado a 4 anni e due mesi, è stata rideterminata in due anni e 500 euro di multa. Per G.D. la pena è passata da 4 anni e 8 mesi a 2 anni e 2 mesi, e 500 euro di multa. La pena per M.M. è scesa invece da 3 anni e mezzo a un anno e 8 mesi, con 400 euro di multa. Soddisfatti i difensori, gli avvocati Alessandro Cerella, Antonello Cerella, Alessandro Orlando, Stefano Di Lello e Giuseppe La Rana.

La Corte d’appello ha tenuto conto delle attenuanti generiche e per alcune accuse ha ritenuto non doversi procedere. La vittima non si è costituita parte civile e ha invocato da subito il rispetto della privacy. I ricatti risalgono al periodo fra aprile e settembre 2024: «Se non paghi raccontiamo tutto a tua moglie». Era questo il senso della ritorsione a sfondo sessuale dei tre nei confronti del 74enne di Vasto costretto a consegnare, stando al capo di imputazione, svariate somme di denaro nel timore che la sua famiglia venisse a conoscenza di rapporti extraconiugali.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri che hanno condotto le indagini, il ruolo più grave l’ha avuto una delle due donne: entrambe si sono recate all’esterno dell’abitazione della vittima suonando il citofono pur di spaventare la vittima. L’uomo si sarebbe aggiunto in un secondo momento. A metterlo nei guai un messaggio inviato da lui su Messenger al 74enne. Un messaggio piuttosto esplicito in cui veniva richiesta una somma in cambio del silenzio.

La coppia di fidanzati era finita nei guai anche per una serie di furti, alcuni tentati (uno ai danni del Serd della Asl in corso Mazzini), altri messi a segno; e per resistenza a pubblico ufficiale. Avrebbero inveito contro un carabiniere che li aveva sorpresi in un condominio. Dopo la sentenza della Corte d’Appello nessuno dei difensori ha voluto commentare, pur dichiarandosi soddisfatti.