SECONDO APPUNTAMENTO CON LA LIRICA

20 Novembre 2016

CHIETI. «È la cultura il fondamento di ogni società, un investimento che dà speranza al futuro specie in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando». A sostenerlo è il presidente del Cda...

CHIETI. «È la cultura il fondamento di ogni società, un investimento che dà speranza al futuro specie in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando». A sostenerlo è il presidente del Cda della deputazione teatrale del Marrucino, Cristiano Sicari, che ieri mattina ha presentato insieme a Federico Pupo, al maestro Ettore Pellegrini direttore artistico della Deputazione teatrale e al direttore d’orchestra Giovanni Battista Rigon, il secondo appuntamento con la lirica in programma oggi a partire dalle 17,30, al Marrucino. Il sipario si alzerà su “La scuola de' gelosi” un dramma giocoso in due atti del compositore Antonio Salieri su libretto di Caterino Mazzolà. L’opera venne rappresentata per la prima volta il 28 dicembre 1778 al Teatro San Moisé di Venezia. In seguito, dopo che il testo venne revisionato da Lorenzo Da Ponte, l'opera andò in scena in una seconda versione il 22 aprile1783 al Burgtheater di Vienna. «La trama dell'opera» ha speigato Rigon « tratta di intrighi amorosi, tentativi di seduzione e provocazioni di gelosia» mentre i personaggi orbitano su tre diverse classi sociali, l'aristocrazia, la borghesia e la classe operaia.

«È la prima edizione in tempi moderni» aggiunge Pupo, coordinatore generale del progetto della Fondazione culturale Salieri di Legnago «uno spettacolo di alta qualità dove i 7 protagonisti sono stati scelti tra 700 candidati a livello internazionale. Al cast d’eccezione si aggiunge anche una orchestra di grande prestigio quella dei Virtuosi italiani».

«La qualità è altissima» ha aggiunto Pellegrino «curata nei minimi particolari e questa collaborazione tra teatri italiani di diversa natura apre apre nuovi orizzonti al Marrucino». «L’Italia ha un grande patrimonio artistico chiuso in fondo ai cassetti delle biblioteche» ha concluso Rigon «nel Settecento la cultura italina ha influenzato il mondo. Bisogna avere il coraggio di aprore quei cassetti e di proporre al pubblico opere di spessore ma ormai dimenticate». (y.f.)