Segue l’ex moglie con l’app-spia Il giudice: «Resti lontano da lei»

Un 44enne, accecato dalla gelosia, perseguita la donna tempestandola di messaggi e telefonate Le aggressioni verbali anche nel negozio di parrucchiera dove la vittima lavora: «Te la farò pagare»
CHIETI. Accecato da una gelosia morbosa, controllava gli spostamenti della ex moglie con un’app-spia sul cellulare, la tempestava con messaggi e telefonate e la pedinava anche sul posto di lavoro, arrivando a minacciarla con frasi del tipo: «Te la farò pagare». Un autotrasportatore di 44 anni, indagato per atti persecutori, dovrà rimanere ad almeno 300 metri di distanza dalla vittima, di sei anni più giovane, che di mestiere fa la parrucchiera. Il provvedimento è stato firmato dal giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani, dopo le indagini dei carabinieri della stazione di Chieti Scalo.
Un paio di giorni dopo la separazione, quando la donna era nelle Marche, l’indagato ha iniziato a chiederle spiegazioni via Whatsapp, dimostrando così di conoscere dove lei si trovasse. A quel punto la vittima ha fatto controllare il cellulare a un conoscente e ha scoperto che l’ex marito, senza alcun consenso, aveva impostato il suo account Google e quello del figlio in modo da ricevere le informazioni sulla loro posizione, oltre a messaggistica e fotografie, attraverso Whatsapp web.
Lo stalker ha reagito «manifestando acredine e accentuando i comportamenti di controllo, deplorazione, umiliazione e minaccia», ricostruisce il giudice. In concreto, sono cominciate insistenti chiamate a tutte le ore del giorno e della notte, accompagnate da insulti di varia natura. In più, l’autotrasportatore avrebbe sottoposto il figlio a veri e propri interrogatori sulle frequentazioni della madre. Dopo averla accusata di intrattenere relazioni con altri uomini, il quarantaquattrenne ha importunato la ex con aggressioni verbali sia sulla pubblica via che all’interno del negozio da lei gestito, nelle cui vicinanze si appostava sistematicamente. L’uomo si è reso protagonista di una serie di pedinamenti e, quando la donna andava al bar con un’amica, lui transitava frequentemente davanti al locale con la propria auto, rallentando di proposito la marcia per osservare la vittima e facendo anche mostra, in alcune occasioni, di scattarle delle foto. In questo modo, è la conclusione del pubblico ministero, l’indagato ha provocato alla parrucchiera «un perdurante stato d’ansia e la induceva a modificare le proprie abitudini di vita e, in particolare, a evitare di uscire da sola per timore di incontrare l’ex marito e a cambiare i tragitti quotidianamente percorsi per recarsi al lavoro».
L’indagato, assistito dagli avvocati Franca Zuccarini e Barbara Santoleri, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di ieri mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere.
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