Sei sopravvissuti ai bombardamenti: «Così ci salvammo»

Lanciano. Alle 11,24 di 75 anni fa morirono 35 civili e 450 alleati Pupillo: le loro memorie in un libro per spronarci alla pace
LANCIANO. Avevano tra gli 8 e i 14 anni quando, il 20 aprile 1944, la città subì il feroce attacco aereo che costò la vita a civili e soldati delle truppe di Liberazione. Oggi, 75 anni dopo, è grazie ai loro ricordi che Lanciano mantiene viva questa pagina di storia, che seguì di pochi mesi l’insurrezione del 5 e 6 ottobre 1943. Sono Nicola Vespasiano, 83 anni; Adolfo Paolini, 89; Lucio Venditti, 86; Gaetano Stella, 89; Stanislao Sala, 86; Vincenzo Pantaleone, 84 anni, i custodi della memoria, tra i pochi sopravvissuti e quindi testimoni della strage. Alle 11,24 i caccia tedeschi, gli stukas, bombardarono corso Trento e Trieste e piazza Plebiscito, piene di automezzi militari alleati e di cittadini poiché si doveva proiettare un filmato al teatro Fenaroli. Sotto le bombe perirono 35 civili e oltre 450 soldati alleati.
Alla stessa ora di 75 anni dopo la città si ferma e ricorda questi altri suoi martiri. Ci sono le associazioni combattentistiche e d’armi, quelle di volontariato, gli studenti della Scuola canadese. «Ero a lezione nella scuola privata in via Roma per l’esame di ammissione alla prima media», racconta Stanislao Sala, allora appena 10 anni, «quando abbiamo sentito il sibilo di due aerei. Li ho visti da Santa Maria Maggiore arrivare in picchiata verso la piazza. Ci siamo precipitati giù dalle scale. La piazza era un grande incendio, camion fermi e sotto si vedevano le gambe dei soldati che si erano riparati ma erano già inceneriti. Gli amici inglesi mi dicevano: “Via via Stan”. I negozi erano sventrati, sulle pareti c’era sangue. Mia sorella è rimasta ferita: scendeva le scalette e una scheggia l’ha colpita al polpaccio». «Lavoravo nella tipografia sotto il monumento e il mio maestro mi ha dato un pacco da portare più sopra del liceo», ricorda Adolfo Paolini, all’epoca 14enne, «mentre faceva il conto sono arrivati gli aerei che hanno buttato le bombe. Mi avrebbero preso in pieno. Quando sono venuto in piazza ho visto soldati canadesi e indiani che bruciavano vivi, uno strazio. Il suocero del sindaco di allora, che lavorava con me, mi prese in braccio e disse: “Madonna del Ponte aiutaci tu”. Dopo tanti anni non è possibile dimenticare». Gaetano Stella era muratore quando «gli apparecchi» sorvolarono il centro: «Per mesi ho avuto davanti agli occhi quello che è successo, soldati bruciati sotto i camion. Purtroppo non poteva avvicinarsi nessuno perché dentro c’erano esplosivi. Quando lo racconto a figli e nipoti, mi dicono: “Non è possibile”. Lo capisco: chi non ha visto non può credere». Due studenti canadesi depongono una corona di alloro in ricordo dei caduti, mentre in piazza risuona l’Inno di Mameli. «Lunedì 29 incontrerò i sopravvissuti del bombardamento: raccoglieremo le loro testimonianze in un libro», annuncia il sindaco Mario Pupillo, «sono memorie drammatiche che ci ricordano che l’unica guerra da combattere è quella per la pace».
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