«Sei una nullità, ti brucio viva»: marito violento allontanato da casa

L’operaio di 39 anni nei guai per aver picchiato la moglie: la accusava di andare con altri uomini La vittima chiede aiuto ai carabinieri e presenta denuncia. Lui si difende: «La gelosia era reciproca»
CHIETI. «Sei una nullità, ti brucio viva». E giù schiaffi, altre minacce e umiliazioni. Così, per lungo tempo, un marito violento di 39 anni ha maltrattato la moglie. La denuncia ai carabinieri della stazione di Bucchianico è stata presentata dalla donna di 35 anni. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Lucia Anna Campo, ha disposto la misura dell’allontanamento dalla casa familiare. Non solo: l’uomo, un operaio specializzato, non potrà più avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima.
Nel corso dell’interrogatorio di ieri mattina, l’indagato ha ridimensionato notevolmente le accuse, sostenendo che le discussioni con la moglie erano dovute a una gelosia reciproca: «Io non la picchiavo, la respingevo quando lei mi veniva addosso».
Secondo la ricostruzione della procura, il trentanovenne ha fatto sentire la donna una nullità, «accusandola di andare con altri uomini e, per questo, di essere una poco di buono».
Lui, dice sempre l’accusa, «la sottometteva anche dal punto di vista economico, non permettendole di far fronte neanche alle spese sanitarie. In alcune occasioni, l’ha schiaffeggiata, procurandole dei lividi sul viso, non permettendole di uscire da sola, di scegliere liberamente in quale negozio fare acquisti e cosa comprare». Questi comportamenti avvenivano «alla presenza dei quattro figli minori». L’episodio più grave, in base alla testimonianza della donna, risale allo scorso 26 giugno. Al culmine di una «immotivata crisi di gelosia», il trentanovenne avrebbe minacciato la donna dicendole che l’avrebbe ammazzata e le avrebbe dato fuoco». Tutto questo, è la conclusione del pubblico ministero, ha costretto la vittima a vivere nella paura, così come i figli maggiori, spaventati per quelle continue sfuriate.
«La donna, sposata da 16 anni», ricostruisce il giudice, «lamenta di aver sempre subito il carattere autoritario e aggressivo del marito, incline ad abusare di alcolici, a manifestare gelosia ossessiva, a limitare le libertà fondamentali della moglie, a imporre le proprie decisioni senza il consenso di lei, ricorrendo a tal fine alle percosse ogni volta che la denunciante tentava di opporvisi, a precluderle tutte le spese personali, anche essenziali, essendo l’unico percettore di reddito».
Da qualche tempo la donna ha trovato un lavoro come aiuto cuoca «e il marito ha preteso che anche questi soldi fossero interamente destinati alla casa o ai bambini». Secondo la vittima, come sottolinea il giudice, «le violenze domestiche si sono acuite negli ultimi mesi, in cui la donna ha riportato lividi sul viso». In una di queste occasioni, la trentacinquenne si è confidata con una collega che, ascoltata dai carabinieri, ha confermato di aver notato quei lividi «tra lo zigomo destro e il labbro e di aver ricevuto dalla vittima la confidenza che erano i segni dei colpi inferti dal marito nel corso di liti familiari, a loro volta determinate dal ricorrente abuso di alcolici dell’indagato».
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