Selvaiezzi, l’aria torna irrespirabile

I residenti dello Scalo sollecitano controlli da parte dell’Arta. L’interrogazione di Marzoli del Pd attende ancora risposta
CHIETI. Torna la paura, se mai se n’è andata, sulla qualità dell’aria a Chieti Scalo. In questi giorni un puzzo bituminoso, come di catrame, s’impadronisce di un’ampia area che va da Madonna delle Piane, San Martinoa Selvaiezzi.
L’aria diventa malsana il mattino e il pomeriggio verso le 17, anche se, come ieri, complice un vento da sud, è stata un po’ tutta la giornata a essere caratterizzata dagli effluvi pestilenziali. Sospetti nei giorni scorsi erano stati indirizzati all’impianto di depurazione di San Martino a Selvaiezzi. Almeno per quanto riguarda l’odore bituminoso non dovrebbe esserci una correlazione con il depuratore nel quale confluiscono solo materie organiche. Serpeggia comunque un senso di apprensione tra i cittadini per quest’aria malsana che si respira allo Scalo.
Si tratta di capire se gli organi preposti alle verifiche, come l’Arta, si siano mai interessati sul sapere l’origine di tali effluvi bituminosi e soprattutto se essi hanno una qualche influenza sulla salute umana e sull’inquinamento dell’aria e del suolo. Alcuni anni fa il Wwf e il Comitato Villablocc di Chieti Scalo commissionarono all’Università di Siena uno studio sulla qualità dell’aria a Cheti Scalo. I risultati dimostrarono che l’aria dello Scalo conteneva trentadue contaminati su cinquantanove cercati. Secondo la ricerca sono state rilevate, tra l’altro, alte concentrazioni dei pericolosi Policlorobifenili (Pcb), sostanze che si bioaccumulano progressivamente, e alte concentrazioni di un insetticida, il Clorpirifos, recentemente proibito dall'Agenzia americana per l'Ambiente per tutti gli impieghi non agricoli perché può provocare iper-eccitazione del sistema nervoso in particolare nei bambini.
Inoltre è stata riscontrata la presenza, in alte concentrazioni rispetto ad altri siti monitorati con la stessa tecnica, di Esaclorocicloesano. Sono stati registrati, inoltre, picchi elevati di Idrocarburi Policiclici Aromatici (fino a 35.000 picogrammi/mc). Il problema non è comunque nuovo. A novembre scorso alcuni cittadini telefonarono al Centro preoccupati: «L’aria è appestata, indossiamo le mascherine. I nostri occhi sono rossi e lacrimano».
Allo Scalo, tra le aziende della vallata, accanto al depuratore del Consorzio di Bonifica e a quello di una società veneta, si respirava un’aria che sapeva di plastica bruciata e uova marce.
Anche allora una nuvola nauseabonda invase una fetta dello Scalo alle 17 in punto. I tempi passano i misteri restano. Più recentemente il consigliere comunale del Pd, Alessandro Marzoli, ha presentato un’interrogazione con la quale chiedeva lumi sulla qualità dell'aria allo Scalo. Interessante è sapere se quei livelli d’inquinamento sono diminuiti o aumentati; se si sono aggiunti dei nuovi; se i controlli, nello specifico sul puzzo di bitume, sono in atto.
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