Senologia, le pazienti seguite dalla prevenzione ai controlli

ORTONA . L’unità di Senologia dell’ospedale avrà due centri hub che permetteranno un percorso diagnostico che prenda in carico la donna, dalla prevenzione alla terapia chirurgica fino ad arrivare al...
ORTONA . L’unità di Senologia dell’ospedale avrà due centri hub che permetteranno un percorso diagnostico che prenda in carico la donna, dalla prevenzione alla terapia chirurgica fino ad arrivare al follow-up con la periodicità dei controlli. Una equipe multidisciplinare, in cui oltre alla figura del chirurgo senologo e dell’oncologo si aggiungeranno anche il radioterapista, il genetista e lo psiconcologo. Il centro Hub del presidio ospedaliero ortonese è stato individuato, inoltre, come da indirizzo dell’Intesa Stato-Regioni, centro di coordinamento regionale capofila poiché in possesso dei requisiti di certificazione secondo il sistema europeo.
Una notizia che arriva a margine del dibattito e delle polemiche sul Bernabeo, che hanno infiammato anche la recente campagna elettorale e che in questi giorni si focalizzano in modo particolare sulle sorti del Pronto soccorso. «Gli allarmismi e le strumentalizzazioni sono il peggior nemico di chi ha veramente a cuore l’ospedale di Ortona», aveva detto qualche giorno fa l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, «il nostro progetto è fare di Ortona un centro di eccellenza per la chirurgia oncologica, l’ortopedia protesica ed altre discipline esclusive di tale presidio, per migliorare l’attrattività e la mobilità attiva. Ogni strumentalizzazione è un colpo all’immagine e alla buona reputazione del Bernabeo».
Tornando all’unità di senologia si aggiunge «un importante tassello approvato dalla Regione», sottolinea Nadia Di Sipio, consigliere comunale del Pd, «che aumenterà sempre di più gli standard qualitativi del centro senologico, fiore all’occhiello dell’intera regione. I percorsi diagnostici terapeutici, previsti dai Livelli essenziali di assistenza, permetteranno una continuità assistenziale e una chiara integrazione tra gli operatori riducendo anche lo stress psicologico delle pazienti. Una risposta chiara alle donne, circa 1.200, con prima diagnosi di cancro alla mammella che, così, non dovranno più affrontare le difficoltà di passaggio dall’ospedale ai servizi territoriali ed ai medici di base». (a.s.)

