Senza casa e lavoro, madre vuole morire

4 Luglio 2015

Il dramma si ripete, a maggio il marito tentò di darsi fuoco con la benzina davanti al Comune

LANCIANO. Lo sfratto da casa che diventa effettivo fra pochi giorni, il peregrinare tra uffici pubblici e agenzie immobiliari alla ricerca di una soluzione alternativa. Il tutto aggiunto alle difficoltà del marito a trovare un lavoro e alla preoccupazione per le due figlie minorenni. Tutto questo ha fatto tilt nella testa di una madre lancianese, che ieri mattina ha ingerito una dose eccessiva di farmaci. Soccorsa tempestivamente dal marito, la donna ora sta meglio. Il suo gesto non ha avuto conseguenze irreparabili. Trasportata nell’ospedale Renzetti è stata sottoposta ad accertamenti e tenuta sotto osservazione. Il gesto della donna, dettato dalla disperazione e da una situazione economica precaria, aveva avuto un prologo nel mese di maggio. Dopo la notifica dello sfratto, il marito, disoccupato dal 2008, era entrato in municipio con una tanica di benzina, nascosta in una borsa della spesa, e intenzionato ad incontrare il sindaco Mario Pupillo. Da tempo chiedeva aiuto ai servizi sociali comunali, senza trovare soluzione ai suoi problemi. Esasperato, aveva minacciato di darsi fuoco, convinto a desistere dall’intervento di carabinieri, vigili del fuoco e dell’assessore alle politiche della casa, Marcello D’Ovidio. Il suo gesto è stato denunciato alla Procura di Lanciano. «Da allora quasi tutti i giorni siamo rimasti in contatto col Comune», racconta al telefono dall’ospedale, «ho partecipato anche al bando per i tirocini retribuiti negli uffici comunali, ma senza fortuna. Mi sono rivolto al vescovo e con mia moglie siamo stati in diverse agenzie immobiliari per cercare una casa che possiamo pagare con il poco che abbiamo. Ma finora tutto è stato vano e martedì dovremo lasciare casa. Dopo l’ennesimo buco nell’acqua, lei non ha retto più. Tornato a casa l’ho trovata che si sentiva male». Sull’accaduto interviene CasaPound Lanciano, che in questi mesi è stato vicino alla famiglia. «Siamo sollevati che questo gesto estremo, figlio evidentemente di un’incontenibile disperazione, non abbia avuto conseguenze irreparabili, ed auguriamo alla signora un pronto recupero», dice il responsabile Nico Barone, «ma questo gesto è una tragedia annunciata».(s.so.)