Sequestrata la discarica Sogeri 4 indagati, anche il sindaco e l’ex

Tollo, sviluppi nell’inchiesta della Procura di Chieti con gli accertamenti svolti dalla Forestale «Valori anomali nelle acque di scarico». Radica: ho scritto 12 volte alla Regione per la bonifica
TOLLO. Un’area di circa tredicimila metri quadrati è stata sequestrata ieri dalla Forestale di Ortona. Si tratta del sito di Tollo, in contrada Venna, conosciuto come ex fornace Gagliardi, dove da metà degli anni ’90 sono presenti rifiuti speciali giunti illecitamente da varie regioni del Nord Italia. Quattro gli indagati: il sindaco Angelo Radica, l’ex sindaco Angelo Gialloreto, Franco Gerardini, dirigente del settore rifiuti della Regione e il progettista della bonifica dell’area, Giovanni Leve.
I rifiuti in questione, risultati tossici e nocivi dalle analisi effettuate all’epoca, furono in parte interrati su un’area di circa 7.000 metri quadrati e in parte stoccati “provvisoriamente” in due capannoni dentro i big-bags. Il tutto in seguito a provvedimenti per il risanamento dell’area adottati dalla Regione. Le attività di sequestro sono partite lo scorso anno, dopo ripetuti articoli di stampa riguardanti la verifica sulla corretta esecuzione del cosiddetto “tombamento” dei rifiuti nell’area denominata Mispe (Messa in sicurezza permanente). Le indagini, condotte dai forestali di Ortona in sinergia col comando provinciale di Chieti, sotto le direttive del pm Giuseppe Falasca, hanno avuto a oggetto sia il sistema di convogliamento di acque reflue provenienti dall’area messa in sicurezza, con recettore finale il torrente Venna, come da decreto del gip Antonella Redaelli, sia l’area messa in sicurezza, contenente rifiuti tombati e le aree vicine, come da decreto del pubblico ministero titolare delle indagini. La documentazione è stata vagliata dagli investigatori con diverse verifiche finalizzate ad accertare la corretta esecuzione delle opere di tombamento dei rifiuti, le motivazioni del mancato conferimento a discarica dei big-bags e, soprattutto, a rilevare la presenza di eventuali matrici inquinanti ancora in corso, anche attraverso specifici campionamenti. Le analisi effettuate sui campioni raccolti hanno evidenziato la presenza di sostanze inquinanti, che si ipotizzano derivare proprio dalla stoccaggio dei rifiuti.
Quattro persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria: devono rispondere della presenza di valori anomali nelle acque di scarico, verosimilmente riconducibili al percolato prodotto dai rifiuti, e delle eventuali conseguenze sull’ambiente derivanti da tali condotte illecite. «Da parte mia non c’è nessun allarmismo», ha commentato Radica, «ma se ci sono dei responsabili è giusto che paghino. Credo di aver fatto molto di più in tre anni rispetto ai vent’anni precedenti. Abbiamo continuato il piano di manutenzione e monitoraggio dell’area, effettuato le analisi e chiesto alla Regione con dodici lettere di finanziare la bonifica, che sarà realizzata con i 550mila euro ottenuti. Più di questo non so cosa dovrei fare».
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