Sequestrati 300 mila euro, per il pm li hanno truffati al Comune

21 Ottobre 2016

CHIETI. C’è una parte offesa nell’inchiesta sull’arsenico nel fiume. E’il Comune di Chieti, cioè il sindaco Umberto Di Primio, che, stando all’ordinanza di misure cautelari, sarebbe stato truffato da...

CHIETI. C’è una parte offesa nell’inchiesta sull’arsenico nel fiume. E’il Comune di Chieti, cioè il sindaco Umberto Di Primio, che, stando all’ordinanza di misure cautelari, sarebbe stato truffato da Roberti, De Luca e Valerio, per una cifra di 300 mila euro, la stessa che ieri la Forestale ha sequestrato, in solido, ai tre indagati finiti agli arresti domiciliari. Perché la truffa? La risposta la dà la Distrettuale antimafia: «Il Consorzio di Bonifica ha stipulato un accordo di programma con il Comune di Chieti in cui si è stabilito un contributo da parte di quest’ultimo per il costo di smaltimento del rifiuto identificato con il codice Cer 19.08.05 di 60,45 euro a tonnellata, sul costo di 142,45 euro, mentre i costi di smaltimento più onerosi del rifiuto identificato con il codice Cer 19.08.15, di 165 euro a tonnellata, sono interamente a carico del Consorzio». Fatta questa premessa entriamo nel meccanismo della truffa, per ora presunta, che consisteva nella «illecita miscelazione dei due diversi tipi di rifiuti», contrassegnati poi con il codice di quelli che prevedevano la compartecipazione alle spese da parte del Comune. In questo modo «il Consorzio ha ottenuto, dal 2013 al 2015, un risparmio di 300 mila euro con pari esborso da parte del Comune». La scoperta è stata fatta il 5 maggio scorso. Tra i nove indagati compare il nome di Angeloni, che è consulente esterno del Comune. Che però non è citato in nessun capo d’accusa, neanche in questo della truffa.