Sequestrati 50 chili di cannabis: blitz anche in bar e tabaccherie

25 Febbraio 2023

Il titolare di un’azienda agricola è indagato dalla Procura di Chieti, l’accusa: «Vende sostanze illecite» Lui si dice innocente: «È materiale completamente legale». Scattano i sigilli anche per un laboratorio

ORTONA. Cinquanta chili di cannabis tolti dal mercato, sigilli a un laboratorio per il confezionamento, sequestri anche in bar e tabaccherie. È il bilancio del blitz, scattato due giorni fa a Ortona, che ha visto in campo i carabinieri forestali della locale stazione e il nucleo cinofili. Nell’inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Chieti c’è un indagato: si tratta di Loris Nerone, ortonese di 32 anni, proprietario di un’azienda agricola di contrada Alboreto, accusato di aver violato la legge sulla droga, in particolare di «cessione di sostanze psicotrope contenenti Thc», ovvero il principio attivo della canapa. Il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha firmato un decreto di sequestro preventivo su richiesta del pubblico ministero Marika Ponziani. A dare notizia del blitz è stato lo stesso indagato, che ha pubblicato su Facebook anche alcuni passaggi degli atti giudiziari, oltre a un messaggio con cui respinge ogni accusa, si professa innocente e sostiene che i 50 chili di materiale sequestrato, «pronti per la vendita», siano «completamente legali».
IL RITROVAMENTO
Le indagini dei carabinieri forestali della stazione di Ortona sono scattate lo scorso 23 settembre quando i militari, in una grotta di località Acquabella, accanto a rifiuti di ogni genere, hanno trovato una busta di carta con una “finestra” trasparente in plastica, che dalle foto appare pulita e di recente fabbricazione, contenente infiorescenze di cannabis e un’etichetta con gli estremi del produttore, compresi un indirizzo mail e la partita Iva. È apparso fin da subito evidente, dunque, come l’indagato avesse predisposto la commercializzazione al pubblico di prodotti derivati dalla canapa sativa. «Le analisi chimiche», scrive ancora il giudice, «evidenziavano un peso delle infiorescenze imbustate di poco meno di un grammo e il tenore di principio attivo Thc pari al limite dello 0,6%, corrispondente a un quinto (0,2) di una dose media singola». Dai successivi accertamenti è emerso che il 32enne ha aperto un sito internet dove vende online prodotti della propria azienda. Secondo l’accusa, si tratta di un’attività non consentita, perché non ricompresa tra quelle autorizzate dalla legge del 2006, che afferma invece come sia possibile ottenere dalla canapa prodotti come alimenti, cosmetici, fibre e carburanti.
LA CASSAZIONE
Sul tema, nel 2019, è intervenuta la Cassazione. «Deve rilevarsi», hanno scritto i giudici, «che la cessione, la messa in vendita o la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, di prodotti» derivati dalla coltivazione della cosiddetta cannabis light, come foglie, infiorescenze, olio e resina, integrano gli estremi del reato di spaccio, «salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività». Di norma, la soglia massima viene fissata allo 0,5%.
Sì AI SEQUESTRI
Nel caso della grotta di Ortona, come ricordato dal giudice, la cannabis trovata aveva un valore di Thc leggermente superiore. Dunque, è stato ritenuto necessario procedere al sequestro sia del luogo di confezionamento che della cannabis, in modo tale da poter effettuare le analisi. I carabinieri forestali hanno esteso i controlli anche in cinque bar e tabaccherie tra Ortona e Francavilla: qui erano in vendita confezioni di infiorescenze di cannabis prodotte dall’azienda dell’indagato.
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