Sequestrati altri ventuno chili di droga

CHIETI. Ventuno chili di marijuana sequestrati e due albanesi arrestati è il bilancio di una nuova operazione antidroga della squadra mobile di Chieti, diretta da Francesco Costantini, dopo i 45...
CHIETI. Ventuno chili di marijuana sequestrati e due albanesi arrestati è il bilancio di una nuova operazione antidroga della squadra mobile di Chieti, diretta da Francesco Costantini, dopo i 45 chili di sostanze stupefacenti sequestrati lo scorso 31 gennaio. Anche in questo caso l’attività investigativa è partita da notizie acquisite nell’ambito di servizi di prevenzione fatti a Chieti Scalo. Ad attirare l’attenzione degli investigatori è stata un’autovettura che da tempo era stata messa sotto controllo. Giovedì sera l’auto in questione è sfrecciata davanti ai poliziotti in servizio sulla variante della statale 16. Procedeva a tutto gas in direzione Pescara - Montesilvano. Proprio l’alta velocità ha fatto insospettire ancora di più gli agenti che per questo motivo hanno deciso di intervenire subito. A questo punto i poliziotti teatini hanno avvertito subito i colleghi della squadra mobile di Pescara. A bordo dell’auto c’erano due fratelli di nazionalità albanese, S.F. di 24 anni e S.B. di 32 anni, entrambi incensurati (la polizia ha fornito solo le iniziali). L’auto è stata fermata nel territorio comunale di Montesilvano. I poliziotti hanno subito proceduto alla perquisizione e all’interno del bagagliaio hanno trovato un grosso involucro completamente avvolto da cellophane e legato anche da una spessa corda onde evitare ogni rischio di aperture o eventuali perdite di contenuto.
«L’attività di oggi, unita a quella degli scorsi giorni», dicono dalla questura teatina, «ha pertanto consentito di sferrare un altro ed ulteriore duro colpo alla criminalità che fa dello spaccio di sostanza stupefacenti la propria attività principale togliendo dal mercato un quantitativo ingentissimo destinato al nostro territorio e procurando un non indifferente danno economico ai sodalizi criminali. L’esito delle attività intraprese ha dimostrato che il continuo lavoro sul campo, la condivisione delle informazioni tra i vari uffici e la presenza sul territorio del personale specializzato con finalità di prevenzione, costituisce il metodo ideale per fronteggiare questa tipologia di reati che fanno leva sulla notevole domanda di stupefacente di questo territorio».(a.i.)

