Sequestrato e portato in Puglia: indaga la Dia

15 Luglio 2015

San Salvo, interrogato all’Aquila uno dei due uomini accusati anche di rapina e tentata estorsione

SAN SALVO. A maggio era stato costretto a seguire due uomini in Puglia e per cinque giorni era rimasto rinchiuso in un capannone. Sulla vicenda che ha avuto per protagonista F.B., operaio ventinovenne di San Salvo, ha deciso di indagare la Dia dell’Aquila. Due le persone indagate per sequestro di persona ed estorsione: M.L.M., 29 anni, di San Severo, e N.C., 41 anni, di San Salvo. La vittima pare fosse in debito con loro di 8mila euro. I due accusati rischiano una condanna a 24 anni di carcere.

Il pubblico ministero dell’Aquila, Antonietta Picardi, ha interrogato il sansalvese indagato assistito dal difensore, l’avvocato Antonello Cerella. Inutile cercare di avere spiegazioni o maggiori notizie. Il legale si è trincerato dietro un telegrafico “no comment”.

La storia di F.P. lo scorso maggio finì in cronaca nazionale. Due giorni prima della scadenza di un debito, N.C. in compagnia di M.L.M., raggiunse il giovane sansalvese nella sua casa di San Salvo per essere sicuri che la vittima avrebbe onorato il debito. Privato dei documenti, i due avrebbero costretto la vittima a salire insieme a loro sulla sua autovettura. I due hanno così condotto l’uomo ad Apricena è una volta lì lo avrebbero tenuto segregato in un capannone. Il giovane riuscì a scappare solo cinque giorni dopo approfittando di un momento di distrazione dei suoi sequestratori. Per prima cosa chiamò i carabinieri. I militari riuscirono a intercettare N.C. e M.L.M. a bordo dell’auto della vittima. In base a quanto accertato dagli uomini dell’Arma erano ancora in possesso dei suoi documenti. I due sono finiti nei guai con le accuse di rapina, sequestro di persona e tentata estorsione. M.L.M. è finito nel carcere di Foggia. N.C. è ai domiciliari a San Salvo con l’obbligo del braccialetto elettronico. L’inquietante vicenda per competenza territoriale (il sequestro sarebbe avvenuto a San Salvo) è stata trasmessa alla magistratura abruzzese ed è seguita dalla Procura distrettuale antimafia. (p.c.)

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