Sequestrato Palazzo d’Achille Sei indagati per falso e truffa

Cantiere nel mirino della procura: ordinata una consulenza per accertare le opere realmente eseguite Coinvolti un funzionario del Comune, tecnici e imprenditori. Il pm contesta anche la turbativa d’asta
CHIETI. Scatta il sequestro di Palazzo d’Achille. I lavori svolti nella sede storica del Comune, inagibile dal terremoto del 2009, finiscono nel mirino della procura. In 6 sono indagati per turbativa d’asta, falso materiale, falso ideologico e truffa aggravata: si tratta di Ivonne Elia, 52 anni, all’epoca dei fatti contestati funzionaria del Comune di Chieti, originaria di Bari e residente a Pescara; l’architetto teatino Umberto Di Renzo (48), direttore dei lavori; Lorenzo Leombroni (48), anche lui architetto di Chieti, che si è occupato dell’«accertamento tecnico contabile»; e gli imprenditori Osvaldo Troso (72) dell’omonima azienda edile di Lecce e Claudio (46) e Camillo D’Orazio (49) della ditta teatina Due C impianti tecnologici.
I sigilli al cantiere di piazza San Giustino sono stati apposti ieri mattina, su ordine del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena, e dai militari dell’ispettorato del lavoro, diretti dal luogotenente Matteo Del Mastro. L’iscrizione nel registro degli indagati è necessaria per consentire a tutti di nominare un proprio consulente in vista dell’«accertamento tecnico non ripetibile» disposto dal pm per il prossimo 18 dicembre.
In quella data il consulente nominato dalla procura, l’ingegnere Pier Luigi Gianforte, dovrà verificare la corrispondenza tra «la consistenza delle opere realmente eseguite» in municipio «e la constatazione dei lavori descritti “nell’accertamento tecnico contabile” redatto dall’architetto Leombroni». Il 6 dicembre, dopo un lungo stop, dovuto al contenzioso con la ditta Troso, il Comune ha ufficialmente consegnato i lavori di completamento a un consorzio di imprese (naturalmente, del tutto estraneo all’inchiesta). Secondo la procura, il sequestro si rende necessario proprio perché gli interventi «di ultimazione dello stabile potrebbero compromettere l’accertamento dei fatti disperdendo le tracce del reato di turbativa d’asta e falsità ideologica in atto pubblico».
In base a quanto sostenuto recentemente dal Comune, i lavori di Palazzo d’Achille sono «conclusi per una percentuale, accertata dal collaudatore in corso d’opera, pari a circa l’80%. Sono stati realizzati il recupero dell’edificio mediante specifiche tecnologie e materiali per il consolidamento degli elementi portanti, l’installazione di nuovi impianti tecnologici, la ristrutturazione e sostituzione della pavimentazione, degli infissi interni ed esterni, il nuovo impianto di riscaldamento, l’adeguamento degli ascensori, intonaci e tinteggiature interne, l’adeguamento impiantistico generale oltre all’adeguamento di sicurezza e antincendio».
Il contratto con la ditta Troso Osvaldo è stato rescisso per inadempimento il 24 agosto dello scorso anno, quando mancavano – sempre secondo il Comune – «il completamento di pavimentazioni e rasature pareti, impianti climatizzazione piano terra, infissi interni e quota residuale infissi esterni, completamento finiture e sanitari locali diurno, restauro portone. Si procederà prima con la pulizia per poi proseguire con la ristrutturazione. A fine appalto, dovranno essere forniti arredi e corpi illuminanti». Ma, con il sequestro di ieri, è stato necessario bloccare i lavori «perché l’ultimazione delle opere di ristrutturazione potrebbe rendere non più ripetibili gli accertamenti pregiudicando l’acquisizione della prova». Gli indagati sono difesi dagli avvocati Marco Femminella, Rocco Di Sipio, Riccardo De Blasi e Gabriele Spedicato.
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