Serbatoi chiusi di notte per dare acqua al Vastese
Interruzioni programmate nel Frentano per andare in soccorso di altre zone Sasi: servono lavori sulle reti, li potremo fare ora che la vertenza Acea è chiusa
LANCIANO. Chiusure notturne a Lanciano, Atessa, Altino, Casoli e altri comuni per far arrivare l’acqua nel Vastese. La crisi idrica si fa sentire anche in questa estate, soprattutto nel Vastese, con paesi che hanno l’acqua per poche ore al giorno e solo grazie alle interruzioni programmate sul versante frentano. Interventi sono previsti sulle sorgenti, per captare più acqua, ma servono investimenti. Che ora possono arrivare grazie alla riapertura del rubinetto del credito da parte delle banche, dopo la chiusura del contenzioso con Acea che teneva in bilico la Sasi.
CRISI IDRICA. Preoccupa la crisi idrica che colpisce da anni il Vastese con ripercussioni anche sugli altri comuni gestiti dalla Sasi. Per far arrivare più acqua a Vasto e nel comprensorio, se ne pompa di più dalla sorgente del Verde, provocando chiusure notturne ad Altino, Atessa, Casoli, Archi, Paglieta e Lanciano. «Le chiusure notturne», dice il presidente Sasi Gianfranco Basterebbe, «servono per evitare disagi maggiori ai cittadini di alcuni comuni. Stiamo ridistribuendo l’acqua in maniera più corretta, in modo che possa arrivare anche sulla costa, ma servono lavori sulle reti. Ne abbiamo previsti per 7 milioni di euro. Partiamo con l’individuazione delle perdite in modo da fare subito le riparazioni più urgenti e recuperare acqua. Ma stiamo lavorando all’ampliamento di due sorgenti, a Montazzoli e Rosello, per risolvere i problemi che affliggono i comuni dell’Alto Vastese».
LE RETI. «Ci sono criticità nel settore infrastrutturale», dice il neo direttore generale Giorgio Marone, ingegnere molisano di 57 anni, «all’interno di una azienda abbastanza in salute. Stiamo lavorando per realizzare una interconnessione tra il sistema di adduzione del Verde con il Sinello che porterà più acqua ai comuni dell’Alto Vastese. E verificando la possibilità di fare un terzo adduttore sull’acquedotto del Verde per aumentare la capacità di distribuzione che oggi, con due adduttori, è di 1.200 litri al secondo. Non credevo si dovesse ancora fare i conti con le sospensioni della fornitura idrica, e addirittura con comuni riforniti con le autobotti come Gissi. Questo è l’effetto di un sistema su cui non si è investito e oggi è insufficiente».
ACEA. Positiva è la chiusura, dopo 33 anni, del contezioso con l’Acea, società dell’energia di Roma. La vertenza ha origine nel 1985, quando c’era la Cassa per il Mezzogiorno, rea di captare le acque dal fiume Verde senza autorizzazione e sottraendo acqua per la produzione di energia. Dopo anni di lotte in tribunale la Sasi era stata condannata a pagare 7.300.000 euro di danni. Ma, dopo un decreto ingiuntivo che avrebbe ridotto sul lastrico la società idrica, è arrivato l’accordo. La Sasi deve 5.400.000 euro all’Acea: un milione subito e 550mila euro per 8 anni. «Abbiamo scongiurato il rischio della richiesta in un'unica soluzione e il fallimento», dice Basterebbe, «con l’accordo risparmiamo 2 milioni, non ci sono interessi e nemmeno altre spese legali perché abbiamo rinunciato ad ogni contenzioso. Con la firma dell’accordo hanno riaperto i rubinetti del credito le banche: due grossi istituti si sono dichiarati disponibili a concedere mutui e questo è molto importante proprio nell’ottica degli investimenti sulle reti idriche». (t.d.r.)
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