Servono 30 milioni per mettere al sicuro il sottosuolo della città

27 Maggio 2021

Si spera nel Recovery found: bisogna intervenire tra la Cattedrale, la Pietrosa e il mercato coperto Intanto gli esperti rassicurano: «Nessun rischio di crolli imminenti, i monitoraggi sono costanti»

LANCIANO. «Fare monitoraggi continui, consolidare i fabbricati della parte bassa del Corso e il terreno di riporto tra piazza D’Amico, con un sistema di pozzi drenanti, e la Cattedrale, e realizzare un nuovo collettore fognario da vico Corsea fino al mercato coperto. Non c’è rischio di crolli imminenti di case, anche se il terreno alla fine del Corso si abbassa di pochi millimetri all’anno: ma bisogna intervenire». È quanto emerso dallo studio sul dissesto idrogeologico del centro storico commissionato dall’amministrazione Pupillo al professor Nicola Sciarra dell’Università di Chieti-Pescara, dopo le voragini apertesi nell’agosto 2018 nella parte finale di corso Trento e Trieste e in vico Corsea.
Un fenomeno, il rischio idraulico e idrogeologico, noto da anni, portato alla luce dalle relazioni del geologo Luigi Carabba e dell’ingegnere Pasquale Di Monte, e prima ancora da Italia Nostra, che aveva organizzato un convegno del 2014 sulla fragilità del sottosuolo del centro storico. Ma che ora conta su uno studio scientifico che ha evidenziato il problema e indicato soluzioni, tra consolidamenti e drenaggi. Il costo? Sui 30 milioni di euro, reperibili almeno in parte con il recovery found.
SBARRAMENTI Lo studio su un’area di 300 metri per 300 tra piazza D’Amico, la Cattedrale e il Malvò ha evidenziato le problematiche del sottosuolo causate da insufficiente capacità di intercettazione e regimazione delle acque meteoriche al Malvò, e dalla presenza di fenomeni di sfondamento nella zona bassa del Corso.
«Alla base dei problemi», spiega Sciarra, «c’è una cattiva regimazione delle acque fognarie e dei ritombamenti con terreno di riporto, che hanno sbarrato il flusso di due corsi di acqua importanti tra fine ’800 e meta ’900 per la crescente urbanzizzazione, quello del fosso Pietroso, su cui sorge piazza D’Amico, e il fosso Malvò. Corsi naturali delle acque letteralmente sbarrati rispettivamente da Cattedrale e mercato coperto. Ostruzioni che portano le acque sotterranee a seguire traiettorie diverse, che non sono controllate e finiscono anche in zone sabbiose».
E il terreno ha una stratificazione diversa, tra sabbia, pietrisco fino all’argilla che è oltre i 40 metri di profondità, che a contatto con l’acqua reagisce diversamente: può anche sprofondare, come accaduto.
IL TERRENO SI ABBASSA Tra studi geologici del terreno, e con strumenti come clinometri e fessurimetri, si è poi scoperto che nella parte bassa di corso Trento e Trieste, quella dell’ex Modernissimo, dall’agosto 2019 al 15 aggio 2021 il terreno si è abbassato di circa 6,5 mm. Lo si nota anche dal marciapiede. E c’è una piccola rotazione del muro di un appartamento. «Non c’è rischio di crolli», rassicura Sciarra, «ma l’area va monitorata come stiamo facendo. Lo studio ci ha fatto capire che il sistema drenante sotto piazza D’Amico è insufficiente e crea le condizioni di sovrasaturazione dei terreni di riporto, su cui poggia anche il Corso, in concomitanza di eccezionali fenomeni piovosi che favorisce la creazione di vuoti all’interno. A via Corsea, invece il reticolo fognario è danneggiato e insufficiente a contenere afflussi straordinari di acque meteoriche».
LE SOLUZIONI In primis i monitoraggi, poi il consolidamento dei fabbricati con elementi rigidi di sottofondazione e il consolidamento del terreno di riporto tra portici e piazza Plebiscito. Consolidamento che passa anche attraverso un sistema di pozzi di drenaggio delle acque da piazza D’Amico alla Cattedrale. Mentre serve un nuovo collettore fognario da via Corsea che raccolga le acque reflue e nere fino al mercato coperto.
COSTI Gli interventi, che dovranno essere progettati da team di esperti con geologi, architetti, ingegneri, costeranno milioni, anche 30. Al Governo il Comune per ora ha inviato una prima scheda da 9 milioni di euro da ottenere dal recovery found ma servirebbe, come precisato da Sciarra, una legge speciale per Lanciano.
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