«Servono più servizi all’ospedale»

20 Maggio 2020

Atessa, la richiesta del comitato di cittadini: subito la riorganizzazione del presidio

ATESSA. Perché dopo sessanta giorni senza servizi distrettuali e ambulatoriali l’ospedale di Atessa non torna a servire il territorio? È quanto chiede il comitato spontaneo in difesa del territorio. «Continuiamo a sottolineare il trattamento di serie B che la Asl ha riservato ai cittadini di questo comprensorio rispetto a quanto sta accadendo su tutto il territorio nazionale», afferma in una nota il comitato il cui portavoce è Vincenzo D’Amario. «Da marzo abbiamo fatto notare come in tutta Italia la stragrande maggioranza dei nosocomi preveda la convivenza di aree Covid e no Covid. Atessa, che ha da sempre tutti i requisiti per tale pianificazione, è rimasta a guardare mentre ospedali come Atri sono già avanti». Il comitato fa riferimento alla notizia della riorganizzazione dell’ospedale di Atri in due ali, una Covid e una no grazie alla realizzazione di lavori in muratura per distinguere nettamente i due settori e il cronoprogramma prevede la riapertura di quell’ospedale, alle attività no Covid per fine mese. «Quindi non solo nell’emergenza, Atessa resta un caso anomalo e negativo anche nel post-emergenza. La Asl continua a brancolare nell’incertezza, senza alcuna programmazione. Non è una bella situazione quando chi deve decidere non si decide».
Il comitato chiede la riapertura immediata del distretto e degli ambulatori: «Sono due mesi che quotidianamente chiediamo alle autorità sanitarie di sapere perché ad Atessa si continui a tener chiuse senza motivo le zone no Covid ai cittadini. Mentre altrove da lunedì 18 maggio è iniziata nuovamente la normale attività ospedaliera, il San Camillo resta a guardare, a tenere le porte chiuse e ad essere inutile all’utenza che tra mille disagi si disperderà altrove in cerca di cure e sollievo alle proprie malattie. Tutto questo per colpa di una direzione sanitaria cinica e testarda e dei soliti politici locali e regionali che la sostengono e il cui interesse personale probabilmente va oltre quello pubblico. Il loro silenzio sul destino di Atessa è allarmante e inaccettabile».