Sesso a scuola con un ragazzino: processo immediato per il preside

Il giudice: sono evidenti le prove contro Marcello Rosato. Fissata al 6 ottobre la prima udienza Aperta anche un’altra indagine con l’accusa di prostituzione minorile. L’imputato: sono innocente
CHIETI. La procura di Chieti impacchetta le prove contro il preside Marcello Rosato, le classifica come «evidenti» e – codice alla mano – chiede e ottiene il giudizio immediato. Che vuol dire processo in tempi rapidi per il dirigente scolastico lancianese di 48 anni, all’epoca dei fatti in servizio in un istituto superiore di Ortona, accusato di aver fatto «ripetutamente» sesso con uno studente ancora minorenne abusando dei «poteri connessi alla sua funzione». Il giudice Andrea Di Berardino ha fissato al 6 ottobre la prima udienza. L’indagine condotta dalla squadra mobile di Chieti, dunque, scavalca l’udienza preliminare. Ora l’imputato, agli arresti domiciliari dallo scorso 19 giugno e assistito dall’avvocato Alessandro Troilo, ha 15 giorni di tempo per accettare di essere giudicato davanti al tribunale in composizione collegiale o chiedere il rito abbreviato che, in caso di condanna, garantirebbe lo sconto di un terzo della pena. In altre parole: la difesa dovrà scegliere se provare a rimettere in discussione tutte le prove e le testimonianze con il dibattimento o decidere di affrontare il processo allo stato degli atti.
Gli episodi sui quali ha fatto luce la seconda sezione della Mobile, in base all’accusa sostenuta dal pm Marika Ponziani, sono avvenuti tra settembre del 2017 e aprile del 2018 nell’ufficio di presidenza e nell’appartamento del docente a San Vito Chietino. L’inchiesta è nata quando la vittima, diventata maggiorenne, si è confidata con una professoressa: le ha scritto in preda ad attacchi di panico «dovuti alle pressanti richieste di Rosato di recarsi nel suo ufficio e di accompagnarlo in estemporanee sortite fuori dall’istituto scolastico, addirittura in uno dei suoi appartamenti, per avere con lui un rapporto sessuale», è ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare. È stata poi la docente a rivolgersi alla psicologa della scuola che, a sua volta, ha interessato la sezione della Mobile specializzata nei reati contro la persona. «È stata lei a dare l’avvio all’indagine», ha spiegato il giudice Di Berardino, «con una segnalazione che nascondeva un certo qual imbarazzo nel portare alla luce con pericoloso ritardo un fatto già ampiamente percepito dai docenti dell’istituto sin dal 2017». Gli stessi insegnanti che, come annotato dalla psicologa, avevano invitato il preside «ad astenersi da certi comportamenti apertamente inopportuni nei confronti di alcuni ragazzi, come, ad esempio, un bacio dato sul collo di uno di loro, apprezzamenti sull’aspetto fisico di altri durante l’ora di nuoto, inviti a fare le prove delle uniformi in presidenza». Così, dopo un iniziale tentennamento, la vittima ha trovato il coraggio di raccontare tutto. «Non mi sono mai opposto», ha detto il giovane, «perché avevo paura di come lui potesse reagire. Lo temevo perché era il preside e, sinceramente, non trovavo la forza per oppormi». Per il giudice, in questo scenario, è emersa «una figura, quella del preside, che incarna l’autorità e la disciplina agli occhi di uno studente, a cui può naturalmente apparire impensabile opporre a essa un rifiuto, per timore di ripercussioni negative sul suo percorso formativo e scolastico». Il docente, durante l’interrogatorio, ha negato tutto, sostenendo che chi lo accusa voleva avere una relazione ma lui ha sempre detto di no.
Il processo è ormai alle porte, dunque. Ma c’è un’altra inchiesta tuttora in corso su Rosato per prostituzione minorile, ipotesi di reato di competenza della Distrettuale dell’Aquila. Il fascicolo è stato aperto dopo che Davide Ortolano, il consulente informatico nominato dalla procura teatina, ha analizzato i computer e i cellulari sequestrati al preside. Le indagini della squadra mobile vanno avanti: i poliziotti stanno ascoltando altri minori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

