Sesso e minori, il preside fu già indagato

Nel 2008 Marcello Rosato finì sotto processo per tentati abusi su un quattordicenne. Ma fu assolto dai giudici di Larino
CHIETI. Era stato indagato già nel 2008. Non è la prima volta che finisce sotto accusa il professor Marcello Rosato, arrestato venerdì scorso dalla squadra mobile di Chieti per aver «ripetutamente» fatto sesso con uno studente 17enne abusando dei propri poteri di preside di una scuola di Ortona. Dodici anni fa il dirigente scolastico, all’epoca maestro alle elementari e allenatore di una squadra di calcio giovanile, venne denunciato per «tentati atti sessuali» su un suo atleta di 14 anni: arrivò a processo, davanti al tribunale di Larino, ma l’accusa cadde e fu assolto.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare indietro al marzo del 2008. Una pattuglia delle forze dell’ordine nota Rosato mentre, di sera, si apparta con l’automobile in un luogo isolato di Petacciato Marina insieme a un 14enne. Per l’accusa, cingendo con le braccia il giovane e sedendosi su di lui, l’uomo si è reso protagonista di «atti diretti in modo non equivoco a compiere atti sessuali». Ma il ragazzino, quando viene ascoltato, non conferma: racconta che il suo allenatore si era limitato a dargli due baci sulle guance per auguragli buona Pasqua e che si erano incontrati perché Rosato voleva regalargli un uovo di cioccolato. Così, nel 2010, i giudici del tribunale di Larino decidono di assolvere l’imputato «perché il fatto non sussiste».
Adesso, a distanza di oltre un decennio, Rosato si ritrova implicato in una storia simile. Ma dai contorni ancora più inquietanti, perché è accusato di aver approfittato di un alunno sia a scuola, all’interno dell’ufficio di presidenza, che nel suo appartamento al mare di San Vito Chietino. Secondo il giudice Andrea Di Berardino – che, per l’indagato, ha disposto i domiciliari dopo l’inchiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani – la veridicità delle dichiarazioni della vittima è rafforzata da «riscontri di polizia giudiziaria». L’ultimo? La squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, ha trovato una serie di messaggi «assolutamente indicativi della sua incessante ricerca di sesso con minorenni». Peraltro la vicenda non è emersa su iniziativa diretta della vittima, ma solo quando la psicologa della scuola, venuta a conoscenza dei gravi fatti attraverso un’insegnante, si è messa in contatto con l’ispettore superiore Nicola Di Nicola, responsabile della seconda sezione della mobile. Il preside, assistito dall’avvocato Alessandro Troilo, respinge ogni accusa: già oggi, alle 10, si difenderà in tribunale durante l’interrogatorio. Per un episodio in cui Rosato avrebbe chiesto in chat una prestazione sessuale a un ragazzo di 16 anni in cambio di 50 euro, il pm ha trasmesso gli atti alla procura distrettuale dell’Aquila, competente per l’induzione alla prostituzione minorile.

